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Infanticidio Psicologico

Inserito il 06 agosto 2012 da Silvia CROCI

Dopo la nascita di un bambino può capitare che la donna non si senta così felice come pensava di essere. Al contrario, può sentirsi triste senza motivo, irritabile, incline al pianto, “inadeguata” nei confronti dei nuovi ed impegnativi compiti che la attendono. 
Nella maggior parte dei casi questo stato d’animo è del tutto fisiologico e passeggero, nel giro di pochi giorni, questi sentimenti negativi passano. Si parla in questi casi di “baby blues”, uno stato depressivo temporaneo e senza nessuna conseguenza. Si stima che circa il 70%-80% delle donne soffra di questo disturbo.

Ben più seria, e sicuramente da affrontare con l’aiuto di uno specialista, è la “depressione post-partum”, che colpisce circa il 10% delle donne che hanno avuto da poco un bambino.

Sintomi

  • Facilità al pianto
  • Labilità emotiva
  • Ansia
  • Irritabilità
  • Cefalea
  • Astenia
  • Diminuzione della capacità di concentrazione
  • Autosvalutazione
  •  Disturbi appetito
  •  Disturbi del sonno
  • Difficoltà nel prendere decisioni

Colpa

Se non diagnosticata o trascurata, le conseguenze possono incidere in maniera altamente traumatica nel figlio, fino a provocarne la morte fisica oppure psicologica.

Caso clinico

Maria 32 anni e madre di due figli.

Si rivolge per un consulto in quanto il maschio (4 anni) ha problemi di balbuzie e tic agli occhi mentre la femmina (2 anni) non vuole andare a dormire e per questo la sera urla e piange.

Emerge che la madre anni prima di avere i bambini ha attraversato un periodo di tono dell’umore depresso. Ha fatto qualche colloquio con una collega e niente più.

Dormiva spesso – era apatica – non sopportava di vedere e sentire la altrui felicità.

Dopo una laurea con ottimi voti, progettava una vita lavorativa all’estero, che non ha poi realizzato.

Si dedica invece all’attività di famiglia e in seguito si sposa con un concittadino, affermato libero professionista.

Dall’unione nascono due figli: Francesco di 4 e Stefania di 2 anni.

All’apparenza tutto procede al meglio ma i bambini sviluppano gli agiti e i sintomi sopradescritti.

Dopo approfondimenti, risulta che Maria fatica a entrare nel “ruolo” vivendosi più come moglie che come madre.

Delega al marito la gestione dei figli. Ciò collude con il bisogno di possesso e controllo del marito che definisce la relazione di coppia “una relazione di potere”.

Maria si relaziona ai figli applicando in modo rigido modelli e regole che apprende leggendo testi o consultando internet.

Fatica a:

– gestire e reggere le emozioni che le suscitano i bambini;

– tollerare il cambiamento di compiti e responsabilità;

– gestire il senso di colpa che ciò le origina.

Ciò porta pian piano e quasi impercettibilmente a situazioni di disinteresse sempre più evidenti nei confronti dei figli, in particolare qualora essi non si adeguino alle aspettative materne.

Esempio

Entrambi i figli che hanno risvegli durante il sonno, sono lasciati piangere e urlare, fino a quando non si riaddormentano sfiniti, anche dopo ore. Motivazione: se “cedo” pensano di potere ottenere ciò che vogliono oppure “devono” imparare che con il buio si dorme.

Maria rimane indifferente, con un atteggiamento di distacco, almeno in apparenza, alle strazianti richieste di conforto e consolazione di tali grida.

Francesco, di 4 anni, nel tempo ha sviluppato una sorta di terrore psicologico nei confronti della madre, che guarda con paura e sottomissione, sviluppando sintomi psicosomatici come la balbuzie (rabbia repressa – pallottole di parole che escono a raffica con l’intento di colpire/uccidere) e tic agli occhi che apre e chiude continuamente “cosa non voglio vedere ?” “cosa ho paura di vedere?” “cosa ho il terrore di vedere?”

Stefania di 2 anni, vive con terrore il momento dell’avvicinarsi al letto per dormire. Quando cala il sole, inizia a urlare che non vuole andare a letto e piangere.

Lentamente si assiste ad una “morte dell’individualità del bambino”, decisamente evidente nel più grande, nel senso di morte della sua possibilità di esprimere se stesso, le proprie angosce, desideri, bisogni, qualora non corrispondano ai modelli attesi. Parimenti si assiste allo sviluppo della patologia del Falso Sé, ovvero la crescita di un falso modo di essere e porsi nel mondo, teso a garantirgli l’affetto e le attenzioni materne. Purtroppo prognosi altamente probabile anche per Stefania.

La madre prova irritazione sia nel non “avere” i figli che pensava di “avere” o immaginava fossero e al contempo prova irritazione mista a colpa verso se stessa per non essere all’altezza del compito che si era prefissa.

Appena qualcosa non scorre nei binari delle sue aspettative ha crisi di pianto, ansia, autosvalutazione, aggressività e colpa.

Il marito pare abbia un suo “vantaggio secondario” nel mantenere tale vissuti.

Conclusioni

L’infanticidio psicologico, non essendo materialmente e concretamente visibile, è di difficile comprensione per i non “addetti ai lavori”.

E’ un reale, serio e gravissimo rischio che corrono i figli di madri con depressione post partum non diagnosticata e trattata, assieme a quello della loro morte fisica.

Spesso tutto ciò è accompagnato da una collusione da parte del padre se non ad un concorso di colpa.

Scritto da:

Silvia CROCI



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About

Laurea in Psicologia presso Università di Bologna, con tesi “Il plagio” Specializzazione in Psicoterapia presso C.I.S.S.P.A.T di Padova, scuola di specializzazione in psicoterapia dinamico breve, con tesi “Dal falso Sé al Vero Sé – Un percorso immaginativo” discussa con dott. Nevio del Longo Attività clinico/psicoterapeutica/psicodiagnostica Attualmente collabora con Medoc Srl di Forlì (società di Medicina del Lavoro) per: - progetti di promozione del benessere psicologico e empowerment ; - valutazioni dello stress lavoro correlato; - diagnosi psicologiche; - risoluzione di problematiche di singoli sia dovuti a cause lavorative che personali. In campo giuridico, effettuo consulenze specialistiche di parte.

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2 Commenti per “Infanticidio Psicologico”

  1. Maria Rosa Dominici scrive:

    Ho sentito questo intervento durante la presentazione del film "Maternity blues" del regista Fabrizio Cattani .Ottimo documento sul male di vivere condotto all'estremo …uccidendo il proprio figlio-frutto di un Sè sofferente e incompreso lasciato nel deserto della solitudine…ma vi sono altre forme di figlicidio non meno drammatiche…come quelle che la dottoressa CROCI fa presente in questo suo sensibile intervento.

    • Silvia Croci scrive:

      L’articolo “Infanticidio Psicologico” è stato da me presentato al Convegno: Quando una madre uccide – Castello Estense – FE
      organizzato da Assessorato alle Pari Opportunità della Provincia di Ferrara, in data 27 giugno 2012
      SILVIA CROCI


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