categoria | Pedofilia

Fortaleza, l’inferno dei piccoli angeli.

Inserito il 28 novembre 2011 da Maria Rosa DOMINICI

Fortaleza 14/05/2011

Arrivo a Fortaleza, la giovane italiana, responsabile locale dell’Onlus, in cui sono consigliere di amministrazione, che mi farà da guida in questi impegnativi giorni (Monica ) è all’aeroporto, mi porta in albergo al Maredomus hotel, mi viene data la camera 404 vista mare, si decide che ci si vedrà dopo un po’ di riposo, dato  che ho fatto 3 scali, partendo da Montes Claros alle 5 di mattina, dopo aver partecipato come relatrice al IV Seminario Internazionale sui Diritti Umani, tenutosi all’Università Sant’Agostino, sul tema della pedofilia. Su proposta di Monica la sera incontriamo il responsabile dell’istituto di cultura italiana, docente di italiano giuridico che dovrà farmi da interprete per il seminario a cui parteciperò come relatrice il 16 maggio sul “Sistema de justica e o depoimento sem dano” nell’auditorium del CEDECA/CE. L’incontro,avviene in un ristorante della spiaggia turistica di Iracema, ci diremo il giorno dopo che la persona non ci ha convinto per apprezzamenti inadeguati riguardo l’argomento che avrei trattato per cui si decide per una scusa diplomatica, parlando di una mia indisposizione che ci fa rinviare l’incontro. Monica considera che forse sarebbe stata meglio e più utile la presenza dell’avv. Karinne Braga, in quanto lei non si sente di tradurre il mio intervento, teme un linguaggio tecnico, mentre il giovane avvocato presente  non parla italiano, la rassicuro e le garantisco che, io capisco bene il portoghese per cui ce la caveremo come di fatto è stato, con pieno successo. Ci si lascia con l’appuntamento per l’indomani mattina con le visite in calendario ai vari centri e favelas assistiti dalla Ong in cui io sono consigliere di amministrazione. Avendo già notato nel pomeriggio bambine di 10/12 anni che si prostituivano davanti all’albergo, alla chiesa, agli avventori del supermercato e ai tassisti mi trattengo a guardare, dalla finestra della mia camera che da su tale scenario e … siccome l’assurdo rischia di essere percepito come normale, per non cadere nell’invischiamento incomincio a formalizzare la prova, fotografo, ciò a cui sto assistendo in continuazione, se ciò accade reiteratamente non si può negare l’evidenza. Passo la notte mettendomi la sveglia ogni 45 minuti, il piu’ delle volte, non mi serve, e osservo, fotografo, giro con la piccola macchinetta fotografica, inadeguata non so cosa riuscirò a fare, con il buio da una finestra del 4°piano, anche con il timore di essere vista, mi era stato detto della pericolosità che avrei corso se avessi fatto ciò, ma non potevo fingere di non vedere, anche se tali realtà, scene le avevo già viste in tanti reportage, ma fra me e questo c’era uno schermo televisivo, uno schermo protettivo che mi faceva emozionare, indignare, ma accadeva lontano da me, dall’altra parte del mondo, ora…invece no! era li, sotto i miei occhi, lo verificavo a pochi metri di distanza, bambine…insozzate da esseri che non possono dirsi umani.

Fortaleza  15 maggio 2011

incontro con Monica e Marzio alle 8,30, visita al centro ACMP, luogo in cui, come programmato farò fare un esperienziale ai minori ed agli operatori, del mio progetto Psicantropos, basato sul concetto riparatorio della medicina psicosomatica. Arriviamo in questo centro, ho portato un po’ di dolci per le minori che incontrerò, ci aspettano ragazzine e operatori, ci fanno visitare il centro, con niente…. , il massimo! Monica resta un po’ stupita di come la lettura degli atteggiamenti del corpo e psicosomatici anticipino i comportamenti, glieli sto facendo notare già dall’albergo. Le piccole,bambine prostitute che soggiornano perennemente davanti all’albergo, fra il supermercato, la chiesa e i tassisti, una in particolare richiama i passanti stranieri, si batte a ritmo un ventaglio sulla coscia nuda, quasi un richiamo tribale, gli si avvicina, è  un ritmo, sonoro cadenzato, alcuni si fermano, con alcuni si allontana nella stradina dietro il supermercato verso la spiaggia, un’altra 10/11 anni va avanti e indietro, alle volte ha una bottiglia di birra in mano, sta vicino all’uscita del super mercato e se vede un uomo fa il gesto di aiutarlo con la borsa della spesa, molti sono guardinghi, altri si fanno seguire, altri no.

Al centro mi sento a mio agio, dopo i 7 giorni di conferenze e colloqui con gli altri colleghi all’università Sant’Agostino di Montes Claros dove si è lavorato su Diritti Umani e dei Minori capisco al 90 % il portoghese e questo mi facilita, cerchiamo di spiegare l’esperienziale Psicantropos che vogliamo fare specificando che sono liberissime di decidere se farlo o no, propongo, prima con le ragazze poi con gli operatori. Farò con loro l’esercizio dell’induzione della pesantezza del corpo, che rappresenta la consapevolezza di sé e la lateralizzazione, destra o sinistra, razionale o emozionale, ma questo verrà loro interpretato a fine  seduta. Le ragazze sono li, inviate dal giudice , la presenza è più o meno datata, il responsabile dice che molte, indica due sorelline non parlano, queste sono li da 8 giorni, una  ci sorride, l’altra curiosa ci guarda, ma si nasconde, altre sembrano volerci ignorare, intanto ci fanno visitare i vari locali, miseri, ma pieni di buona volontà, sono presenti un avvocato, un’assistente sociale che collabora da 6 mesi, una pedagoga, e altri operatori. C’è una biblioteca, una stanza dove fanno scuola per diventare estetiste, le camere da letto, in una c’è una ragazzina bellissima 12/13 lineamenti europei, capelli lunghi neri, quasi elegante, sguardo intelligentissimo e sofferente, è sola sdraiata sul letto a castello posizione fetale,stringe a se un piccolo peluche bianco, un orsacchiotto con un grande cuore rosso con su scritto –love-, chissà chi glielo ha regalato, lo sguardo dolente e triste di un amore ferito e tradito, anticipo a Monica che se ne andrà subito, cosi è, rifiuta l’invasione del suo dolore  e della sua solitudine, il responsabile ci spiega che lei e le altre 2 sorelline, 10 e 11 anni (le 2 bimbe che avevo già visto a pianterreno) sono figlie di padri diversi, ipotizzo che, come ho già visto e fotografato sia la sorella che ha portato con se le 2 piu’ piccole, per cui fra le varie sofferenze anche il sentirsi in colpa per averle usate come esca, qui molti turisti vanno a tre per volta, specie in scala d’età, né ho già osservati molti, con quel tenersi a pochi passi di distanza, oppure con le bambine abbarbicate alle loro mani predatorie, quasi che  a queste piccole vittime, stringere la mano dia una sorta di parvenza di rapporto affettivo fra il turista sessuale e loro. La sua storia è cosi, inoltre la madre ha tentato di strangolarla quando ha scoperto che l’attuale compagno la abusava, aveva rapporti con lei, e mi veniva in mente come varie volte, nella mia veste di magistrato minorile, avessi visto in aula madri accusare le proprie figlie di aver sedotto l’adulto, una madre alla figlia che piangendo di fronte a noi le chiese”perché non mi hai difeso,perché hai lasciato che facesse?” rispose “senza di te posso stare senza di lui non posso vivere”. Escluse le 3 sorelle tutte accettano di fare Psicantropos. Nella stanza in cui decidiamo di fare l’esperienziale, noto subito sul muro le impronte colorate delle mani, grande simbolo, di origine preistorica, ma molto usato ancora, molto nei paesi africani, tanto sulle strade o sulle porte di prostitute, è un archetipo sacro che ti lega all’identità-io sono-io ci sono- spiego quindi a Monica perché le avessi fatto notare il gesto del tenersi per mano voluto dalle piccole per strada con i loro predatori di turno.

Fanno l’esperienziale sdraiate per terra, una decide e può farlo da seduta, (il suo corpo ha problemi) devono mettersi supine ad occhi chiusi con un’estranea che dirà loro cosa sentire e cosa provare, fidandosi poi di essere toccate da lei, corpi con queste storie! C’è un’altra ragazza di 14 anni, l’unica che parla un po’, dopo l’esperienziale che gradisce moltissimo, tanto da dire che servirebbe tutti i giorni, si apre e parla, racconta di sè, gradatamente lo faranno tutte, nel frattempo sono entrate anche le 3 sorelle che in disparte osservano, quelle che lo hanno fatto sono soddisfatte, ciò che le motiva è la reattività al toccamento, (restituire al corpo la realtà del toccamento buono, per  elaborare e cicatrizzare il toccamento cattivo che toglie autostima e dignità) in cui la memoria corporea parla di desideri, bisogni, ferite, sogni di bambine, (quali in realtà sono). Natalicia ci racconta che è li da 20 giorni che è già mamma di un bambino di 1 anno e 4 mesi, lei ne ha 14, il figlio vive con la nonna paterna, il padre è un brasiliano di 40 anni, qui la violenza su minori in gran parte è intrafamiliare e locale, ciò che fa dire ai nostri turisti sessuali, “tanto sono abituate, loro ci cercano, noi le trattiamo bene”, non è vero sono piccoli stracci usati ed abbandonati per strada. C’è chi si apre e chiede come si può guarire dall’amore se uno non ti ama, saltano fuori presunti amori lesbici, (vedi disegno di Franciana  in cui mette in un cuore Ruth) spiego che forse non è cosi, è solo tanto bisogno di tenerezza, è bisogno di sicurezza, una tua coetanea, in genere, non potrà mai farti male, quel male che il maschio ti ha fatto, alcuni corpi sono pieni di cicatrici, anche chi non aveva voluto farlo, si apre, lacrime liberatorie, ma anche sorrisi, si sentono curate, ascoltate e fiduciose, qualcuno mi parla all’orecchio dicendomi il suo segreto, un’altra dice che il dolore di ciò che hanno vissuto è talmente grande che è indicibile,”dirlo a chi?tanto vale parlare col muro”. La ragazzina bella sceglie di dire all’orecchi qualcosa a Monica,in qualche modo di me ha pudore,anche se poi invitata a disegnare dato che non vuole parlare lo fa,dedicando il disegno a Monica, anche le 2 sorelline fanno il disegno, non vogliono essere toccate, poi accetteranno e cercheranno l’abbraccio, come tutte ,vogliono che si torni si sono sentite bene, verbalizzano che…” è stato come volare….come una carezza buona…tanto peso da non sollevare il braccio…tanto bene da non volere svegliarsi…quando le ho toccate hanno sentito di avere le braccia che prima non avvertivano…meglio non pensare…”

In 25 minuti un infinito materiale psicosomatico ed un’ottima resa, prova ne sono la produzione grafica e il loro visibile tono dell’umore, reattivo e positivo.. L’unica vera difficoltà non avere la mia assistente (Cristiana) che potesse trascrivere le osservazioni di reattività psicosomatica e le lateralizzazioni, in effetti va sempre fatto in 2, e Monica ha fatto un corso accelerato, salvo sentirmi dire da lei stessa, stupita per la resa, che Psicantropos servirebbe anche a loro cooperatori anzi mi invita a dirlo alla nostra Onlus, come strumento utile alla loro formazione.

Ruth ha 16 anni, è nel centro da 7 mesi, Franciana fa un sospirone e spiega che è stata in 3 centri, un mese e 4 giorni, Samaja ha 14 anni, vari centri per un totale di un anno e 4 mesi, la ragazzina bellissima Jaine , ha 13 anni, è arrivata da appena 3 giorni, non aveva mai parlato, le sorelline vedendo che lei inizia a  comunicare si coinvolgono e chiedono carta e colori per scrivere. Cristiane produce un cuore e lo dedica alla madre, con amore, (rifletto fra di me  che sarebbe un ottimo luogo per creare ricerca e produzione scientifica far fare tirocinio agli studenti di Sant’Agostino o a tutti quelli che si occupano e preoccupano della salvaguardia dei Diritti Umani, specie dell’infanzia…spesso c’è troppa teoria, spesso ci si forma solo sui libri, quando la vera storia è scritta su questi corpi vittimizzati). Ruth disegna una casa, senza via di scampo non ha finestre, e fuori c’è un sole –fiore incatenato, Natalizia mi fa un buffo volto con dedica, Sonayma ci dedica un insieme di fiori e cuori e la parola “amor”. Poi a malincuore cedono il posto alle operatrici che vogliono farlo, gli uomini non si mettono in, gioco, non vogliono, Jaine consegna il suo disegno a Monica non ha più colori dentro di se ed esprime il suo dolore, 2 cuori col nome delle sorelline con 2 evidenti fiori in boccio-falli, in bianco e nero, come vede, vive la sua realtà.

Le operatrici sono disponibili, parliamo un po’ delle differenze di trattamento in Italia per il reo, spiego che da noi  anche se c’è abuso fra minori su minori la differenza di 7 anni rende imputabile, qui mi spiegano che se commesso fra i 12/15 anni qui è già reato, la pena è da 6 mesi a 3 anni, a 17 già maggiorenni, poi raccontano come 2 di loro, educatrici debbano fare concorso, stanno facendo una lotta per il riconoscimento professionale, giuridicamente parlando, sono assistenti sociali, pedagogiste, sociologhe, una parla di formazione di 6 mesi, giovane e carina, raccontano di un progetto presentato allo Stato, ma non approvato, Bruna è quella che sembra avere più esperienza, capisce bene l’italiano.

Sono in 6, eseguono l’esperienziale, le reazioni al toccamento sono fortissime, la piu’ anziana piange, un pianto profondo, silenzioso e sommesso, tutte sono turbate, la abbraccio e sussurra che gli è morta la madre da 3 mesi, consolatoria la rassicuro e condivido il lutto, il mio recente lutto della perdita di mio marito con il suo. L’assistente sociale ed educatrice che sollevando la destra ci dimostra la predominanza di  razionalità è stupita, dice che ha già fatto rilassamento ma mai come questo, non avrebbe voluto uscirne, un’altra verbalizza che sentiva le braccia tagliate aveva un grandissimo peso e faticava a respirare, il toccamento le ha ridato le braccia, dice che è stata abusata ed è stata ospite di questo stesso centro, sottolineo la possibilità appunto di sublimare il trauma e diventare leader positivi, altra ha sentito il toccamento come se glielo avesse fatto la sua bambina, sua figlia, anche lei ex bambina violentata ora è assistente sociale, la piu’ giovane e carina, molto simile a Jaine racconta di essere stata ospite del centro per ciò che succede a tutte loro. Le informiamo  dell’incontro al CEDECA, vorrebbero che ciò accadesse più spesso, si sentono tutte meglio, la preponderanza sinistra ci dice della profonda emotività e sensibilità, di quanto la memoria corporea dei traumi ci si sia rivelata, ci si lascia abbracciandoci tutte, con la sensazione reciproca che ci sia molto da fare e che a loro manchino gli strumenti, la formazione e  i fondi, questo detto dal responsabile.

Ce ne andiamo, l’acqua bevuta sapeva di fango, ma era piena di cuore, offerta col cuore.

Rientriamo, io non vado a pranzo visto che alle 14 dobbiamo andare alla BARRACA DI AMIZADE, preferisco fare doccia e osservare dalla mia finestra, e vedo le solite 2 bambine, passano giovani turisti con aggrappate 3 bambine a testa, altre 3 coppie formate da uomini adulti con ragazzine, anche 2 ragazzini vanno su e giù, i tassisti sembrano avere il doppio ruolo di procacciatori e protettori, c’è la chiesa aperta, il prete ogni tanto esce le bambine e i bambini dormono a turno all’ombra della chiesa sul cartone, nessuno se ne stupisce, la solita bambina prende e da carezze a un vecchio tassista e ad un cagnolino che è sempre con lei, qualcuno le da una bottiglia di birra, non le ho mai viste mangiare.

Alle 14 sono pronta e andiamo alla Barraca, è domenica, ma ci aspettano. In realtà quando arriviamo troviamo solo un gruppo di ragazzini nel grande giardino e 3 ragazzine che stanno tranquillamente chiacchierando ci guardano stupiti, poi Monica scopre che non c’è nessun educatore, telefona al responsabile il quale scusandosi dice che se ne era dimenticato, intanto mi metto a parlare in un linguaggio universale di chi vuole comunicare e si crea un dialogo, subito empatia un ragazzino particolarmente sveglio incomincia con il presentarsi, curioso mi chiede nome ed età, su questa si scherza, le ragazzine interagiscono, l’ambiente a differenza dello squallore e povertà della mattina, è vasto, grande, solare, si respira meno dolore pur avendo anche questi, si scoprirà storie tristi, di droga, di bambini di strada, di varie situazioni traumatiche, ci fanno vedere che fanno scuola di circo, il ragazzino più empatico prende la leadership, poi mi chiede se gli ho portato qualcosa, dico di no, chiedo cosa vorrebbe e mi risponde-una macchinina rossa-prometto che gliela farò avere, ci fanno vedere esercizi di giocolieri e intanto aspettiamo l’arrivo del responsabile che dice che sta arrivando.

Sono tutti cordiali e gioiosi, allora penso di andare a comperare qualche dolcetto per questi ragazzini cosi ospitali, chiesto dove sia un supermercato ci andiamo e fra tutto trovo anche la macchinina rossa per il giovane amico che, non li dimostra, ma ha 15 anni.

Torniamo ed è arrivato l’educatore giovane, autorevole e cordiale si scusa, nel frattempo tutti stanno rastrellando le foglie degli alberi, dando un benvenuto ordinato, lui spiega chi sono e di come essendo domenica e potendo andare al mare sia invece li per loro…loro ci fanno uno spettacolo, sono bravi, poi propongo di mangiarci i dolcetti e do all’amico la macchinina, non ci crede è felice e mi è riconoscente, nessuno mostra invidia, poi propongo Psicantropos . Lo fanno, anche la ragazzina che viene da un posto un po’ lontano con la sorellina per trovare il suo innamorato, è brava, vuole studiare sposarsi, il suo ragazzino era un potente piccolo boss della droga, pieno di donne, totalmente irretito e ora chiede al responsabile del centro come si deve comportare con la fidanzatina che è vergine e vuole arrivare tale al matrimonio.

Il ragazzino della macchinina rossa era un bambino di strada, aduso alla coca, ora gradatamente si sta disintossicando, è passato alle canne, al sigaro, è iperattivo e molto intelligente. Decidono di fare Psicantropos in 6 compresa la fidanzatina. Alcuni vanno subito  in rilassamento profondo, altri fanno un po’ fatica ,poi tutti lo sono. La ragazzina ride, poi dirà che si stava addormentando, è una figura molto positiva si è sentita bene, parla del suo futuro, un ragazzo dice che ha sentito tutto pesante, non ha avuto emozioni ma quando gli ho toccato le braccia ha provato un brivido, era cosi pesante che non gli è stato possibile sollevare le braccia, il ragazzino della macchinina Jazi , dice di aver sentito pietre sulle braccia, un brivido buono al toccamento e di sentirsi meglio, un altro ha sentito pesante il sinistro, toccamento buono, sta bene, il fidanzatino, non vuole parlare ma esce e il suo vicino racconta cosa gli ha detto” che gli era sembrato di volare e che un angelo lo prendeva”, un altro ragazzino molto reattivo dice di sentirsi bene, dico con Monica che probabilmente ha tendenze omosessuali, ci verrà poi confermato dal responsabile stesso, anche lui gay, ma soprattutto dal disegno che fa, una figura chiaramente femminile con su scritto NAO, in effetti ha un aspetto femmineo e per questo ha subito molestie e abusi, ma ora non ha problemi, ha accettato serenamente la sua sessualità, si chiama Anselmo.

JAZI ci tiene a farmi vedere una casa chiesa, con le finestre oscure, la porta chiusa, ma mi mette il numero di telefono per restare in contatto disegna un sole, gente sulla spiaggia sotto l’ombrellone i pesci, ma anche nuvole, ce la può fare, è generoso ed intelligente.

Rutielle, la ragazzina produce un disegno che parla della sua riservatezza ma anche dell’apertura verso il mondo, nubi azzurre e uccelli che volano, saggio il responsabile del centro e la  famiglia di lei, che le permettono questa frequentazione positiva, per lei e il suo ragazzo, Gleyson,che aveva potere, donne, soldi nel traffico della coca, infatti disegna una casa(= struttura di personalità), molto traumatizzata, a 2 piani, antropomorfa, occhi –finestre sbarrati, bocca urlante, traumi continui, infatti chiedo cosa può essergli successo, c’è una macchina e 3 strani cerchi, il responsabile spiega che in effetti quando è stato preso dalla polizia è stato colpito da 3 proiettili ma anche lui, nel sole e, ne l’uccello che ha disegnato, esprime un po’ di speranza verso la vita e il futuro.

Felipe che ci fa una casa prigione senza via di fuga, in effetti è cresciuto con la nonna che lo picchiava, i suoi genitori entrambe morti. Alla fine ce ne andiamo dopo aver fatto loro fotografie che mi hanno chiesto, i  ragazzi sono sereni e anche noi, mentre stiamo uscendo con la macchina dal cancello, arriva Jazi con uno splendido regalo per me, lo devo portare con me in Italia, mi commuove è uno splendido uccello orientaleggiante fatto tutto con i biglietti della lotteria incastrati l’uno sull’altro, a malincuore lo lascerò alla sede dell’Onlus a Fortaleza, ma prima di decidermi, lo fotografo con le chiavi della stanza 404, non posso e non potrò mai dimenticare un gesto cosi, un oggetto cosi, non voglio dimenticare un’esperienza cosi.

 

Rientrata in albergo mi apposto con la macchina fotografica alla finestra. Stranamente questa notte nessun traffico per tutta la notte davanti alla chiesa 4 poliziotti, una donna e 3 uomini, restano di piantone fino alla mattina,continuano a passare macchine della polizia, anche i tassisti immobili seduti sotto la pioggia, nessuna bambina, nessun traffico, nessuna chiamata di taxi, sto ad osservare tutta notte, li fotografo, ma niente.

16 maggio 2011, ore 8,40

Visita al TSH-Escritorio de enfrentamento ao Trafico de Seres Humanos, siamo ricevute, ci aspettavano, ma la responsabile si scusa per una convocazione inaspettata, ci scambiamo molte informazioni, hanno la black list dei turisti, ma non ce la possono dare, anche se propongo in qualità di magistrato l’opportunità, cosi di fare indagini incrociate, escono due nomi italiani, un certo COLA, ci danno materiale, lasciano fotografare, sembrano ben formati, anche se lamentano le stesse carenze, già sentite nelle precedenti strutture visitate.

Onestamente, parlando del turismo sessuale e dello sfruttamento dei minori ci spiegano che è un problema sociale anche legato ai locali, non c’è la cultura della denuncia, i minori non lo fanno, le famiglie spesso sono luogo e origine degli abusi o inesistenti, non vi è la cultura dei Diritti Umani ( stranamente sento costantemente ripetere le mancanze denunciate da tutti al convegno di Montes Claros). Ci congediamo, con molto piacere li vedremo poi partecipare al seminario pomeridiano del CEDECA.

Infatti, appena usciti, andiamo alla sede del CEDECA per sistemare e accordarci sulla  scaletta degli interventi nel seminario pomeridiano, facciamo montare i miei video, nel frattempo parlo delle fotografie che ho scattato durante le mie osservazioni diurne e notturne, dal mio albergo, mi chiedono se  posso fargliele vedere, ovvio che acconsento, dopo di che mi chiedono se gliele posso dare, infatti permetto loro di farne copia.

Torno come al solito in albergo, non vado a pranzo, al solito preferisco doccia e osservazione dalla mia finestra, gradatamente è di nuovo tutto come prima, ma non ci sono più le stesse ragazzine, altre 2 sui 10-12 anni e una piccola, con gli occhiali e claudicante, stesso squallido traffico sotto gli occhi indifferenti di tutti, alle 14 siamo al centro CEDECA per il dibattito-seminario sulla deposizione senza danno, c’è tanta gente, la sala è piena, vedo con piacere e commozione anche, Bruna, la sociologa di ACAMP, il dirigente e altre 2 operatrici del TSH.

C’è un po’ di tensione, schermaglie su chi parla per primo fra i relatori, dopo varie proposte si decide che parlerò per ultima dato il materiale che porto e che susciterà interesse poiché sono disegni di bambini abusati ,in famiglia, da minore su minore, da vicino di casa, ed emersi in audizione protetta ed in incidente probatorio, metodologie giuridiche a loro sconosciuta, tipiche del diritto minorile italiano.

Tra le relatrici, tutte donne, 2 entrano subito in conflitto, la magistrata e la psicologa, lotta di corporazioni. Monica traduce come può e in effetti la magistrato vuole metterla in crisi con domande tecniche e ripensiamo a quanto sarebbe stata utile l’avv. Karinne Braga, ma riusciamo a cavarcela, tanto che la signora viene messa a tacere, alla fine il successo è nostro, tante domande sul mio intervento, abbracci, baci, complimenti e richiesta di fotografie insieme a singoli o vari gruppi di volontariato, presenti, mi viene regalato il distintivo di una associazione, mi chiedono biglietti da visita ma ormai ho terminato i miei biglietti e quelli dell’onlus, in albergo ne ho conservati alcuni per gli ultimi incontri, anche se l’incontro pubblico non ci sarà.

Soddisfatta vado in albergo, doccia osservazione, cena.

Durante la cena in un locale sulla spiaggia di Iracema, cerchiamo, con la scusa del panorama di fotografare una coppia, formata da una bella ragazzina, vestita bene e un adulto europeo, giovane e curato, nella strada del rientro uno strano incontro con un personaggio che mi parla dice di me cose che mi turbano, lo capisco anche se parla velocemente in brasiliano, Monica mi dirà poi che si tratta di un REPENTISTA, tipica e rara figura  brasiliana, certo è che le sue parole” e tu dottoressa, tu giudice venuta da lontano, per risolvere una questione di giustizia…” sono rimaste scolpite nel cuore e nella mente rivelandosi poi a distanza di tempo, profetiche.(ma questa è un’altra storia).

Entrambe turbate ed emozionate, restiamo a parlare, poi…dalla mia stanza osservo, la notte soliti traffici, non dormo, non riesco né a fotografare, né a filmare ho scaricato le pile le acquisterò l’indomani.

17 maggio 2011 8,30

Visita al centro comunitario della Pastorale dei Minori, in una favela, accoglienza splendida e calorosa, due suore hanno creato un luogo di serenità, interagiamo con bambini, madri, operatori, hanno fatto un rinfresco bellissimo, filmiamo e ci fotografiamo, riescono a gestire bene un luogo di aggregazione e protezione, è una favela pericolosa, sere prima hanno ucciso un ragazzino e mentre c’era la polizia hanno anche incendiato la casa del ragazzino, eppure in mezzo a tutto ciò bellissimi bambini sorridenti.

Una si è fatta mettere il vestitino bello perché vuole fare una foto da sola con me, le metto al collo la mia collana, dopo la foto vuole restituirmela, ovvio che gliela lascio è contenta, poi c’è la gara per le foto, riesco a far filmare qualcosa a Monica, si raccomandano che chieda alla mia onlus una copertura per il campo di calcio che è veramente un forno a cielo aperto per questi bambini, un campo di cemento totalmente privo di zone d’ombra, è il luogo più umano e sereno che abbia mai visto, un eden al centro dell’inferno (ricordo qualcosa di simile, quando in un convegno nel 1986 a Barcellona, lavorai per giorni con Ignazio Elacuria.,o nel settembre  2001 a Cordoba in Argentina mi parlarono della Teologia della Liberazione).

Il pomeriggio ci prendiamo un po’ di riposo, ma l’osservazione continua, filmo durante la notte una bella bambina, vestita bene buttata giù dalla macchina, quella claudicante è tutto il giorno che dorme, la gente passa accanto e non fa nulla, con Monica ci avviciniamo, per vedere se sta male lasciarle qualcosa, ma poi lascio ciò che avevo preparato per lei, a Monica poiché teme che gliela rubino.

Dalla mia finestra vedo che verso le 23 si sveglia, trascinando il piccolo, sporco materassino su cui aveva dormito si mette quasi in mezzo alla strada con le altre 2 ragazzine, la bella che continua a buttare fuori qualcosa dal naso, si ferma una macchina, tira giù il finestrino, la ragazzina mette dentro la testa, io continuo a filmare con la mia macchinetta fotografica (Monica poi vedendo l’ingrandimento dice che è un altro tipo di taxi), la macchina riparte e dopo un po’ la bambina si avvia verso una discoteca vicina, tornerà dopo 15 minuti, l’altra tutta carina fa qualche abbordaggio, va in spiaggia con uno poi torna li sotto, stanno accovacciate tutte e 3 in mezzo alla strada.

Incomincio a fare le valige, domani mattina siamo invitate all’assemblea legislativa .CEDECA presenterà la prima denuncia sostenuta dal mio materiale fotografico alla Camara Municipal di Fortaleza.

18 maggio 2011

Siamo accolti ci fanno partecipare all ‘Ato Normativo N.006  dell’istaurazione del C.P.I, Comissao Parlamentar de Inquerito, firmeremo anche noi l’atto, mi danno la parola, il mio materiale fotografico costituisce la prova per il primo atto di denuncia contro lo sfruttamento della prostituzione e del turismo sessuale minorile, è un momento intenso, c’è Eliana Gomes, Ronivaldo Maia, Eron Moreira, Antonio Henrique, altri politici che confermano l’impegno ad agire contro questa vergogna sociale che ci coinvolge, il tutto ripreso da varie televisioni, mi è stata data la parola e ci siamo scambiati i recapiti, con invito  a ritornare “quale rappresentante internazionale  di questo impegno contro il turismo sessuale” devo dire che la mia appartenenza alla giustizia minorile è stata un’ottima apri porta per questa lotta comune.

Devo purtroppo declinare due inviti, quello per un’altra riunione e la partecipazione alla marcia pomeridiana.

Alle 15 ho preso l’aereo per Belo Horizonte, per rientrare in Italia, ma il mio cuore e il mio impegno sono rimasti là con questi angeli a cui hanno sporcato e tagliato le ali, noi tutti abbiamo un debito permanente con loro.

Il reportage fotografico di tale incontro e di ciò che ho descritto è nella mia pagina di F.B. nell’album-Maggio2011 Brasile, da Montes Claros a Fortaleza, dal paradiso all’inferno.

Maria Rosa Dominici Bortolotti

Fortaleza – “Articolo su Visto


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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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Un Commento per “Fortaleza, l’inferno dei piccoli angeli.”

  1. Lucinha Dettori scrive:

    cIAO MARIA – COME TI HO DETTO STO SENSA COMPUTER IN QUESTO GIORNI – LI O SEU RELATO, INFELIZMENTE ESTA É AINDA A NOSSA REALIDADE VERGONHOSA…PARABÉNS PELO SEU LINDO TRABALHO HUMANITÁRIO.
    ABRAÇOS – TENHA UM BOM DIA.


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