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IL PLAGIO – Capitolo IV

Inserito il 18 novembre 2012 da Silvia CROCI

Capitolo IV “IL PLAGIO IN ALCUNI CONTESTI”

Paragrafo 1. Ambito giuridico

Nella sua nuova accezione il reato di plagio fu introdotto nel nostro Codice Penale nell’anno 1930 dallo stesso ministro Rocco, con decisione autonoma e quasi improvvisa. L’articolo 603 così recitava:

“Plagio – Chiunque sottopone una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni”. Quindi la persona oggetto del reato non era necessario che fosse minore o interdetta, ma si prendeva in considerazione la persona come tale, cioè normale. Con la sentenza n. 98 dell’ 08.06.1981 della Corte Costituzionale si è abrogato irrevocabilmente l’art. 603 c.p., ovvero del reato di plagio, che resta una realtà nell’ambito dei rapporti interpersonali. Dopo l’abrogazione dell’art. 603 in tema di plagio, la riflessione problematica sul plagio è rimasta viva, e si è diffusa la consapevolezza della creazione di una lacuna giuridica nella tutela della persona. Sul presupposto che il fatto del plagio sia una realtà ben afferrabile, concreta sotto il profilo clinico, pericolosa e ben distinta dal cosiddetto convincimento, con la dichiarazione di illegittimità dell’articolo 603 si è creato un pericoloso vuoto normativo. Se la cancellazione del reato di plagio dal nostro Codice Penale, è stata indubbiamente un fatto di civiltà dal punto di vista etico generale, perché presupponeva l’esistenza di individui psichicamente “deboli” e soccombenti di fronte alla volontà di persone più “forti”, nella realtà pratica e nella vita quotidiana essa ha avuto anche effetti negativi in quanto ha di fatto concesso l’impunità a tutta una serie di persone che il plagio lo esercitano non di rado verso terzi a loro legati da una serie di relazioni transferali particolari. In concreto è ben difficile pronunciarsi su situazioni nelle quali i fattori occulti sono sempre più numerosi degli aspetti manifesti e per le quali, oltretutto, bisognerebbe decidere dove finisca la libertà di uno e cominci quella dell’altro. La personalità è una cosa che l’uomo possiede; quindi può essere sottratta; dunque si deve prevedere un delitto, che chiamiamo plagio; consistente nella sottrazione della personalità. E anche: la volontà è una facoltà dell’anima, una sua funzione; in quanto funzione può essere impedita; deve esistere un reato consistente nell’impedire di “volere liberamente”, e questo reato è il plagio. La personalità e i suoi attributi sono dunque una res, una sostanza in senso metafisico e psicologico, ma sono anche sostanze, cioè beni, equiparate ai beni materiali, alla proprietà. La difesa dal plagio non è tanto la difesa della libertà come uno status, come un modo d’essere, quanto la difesa di un avere facente parte del complesso dei beni in dotazione di un individuo. La personalità, le qualità morali, la cultura, ecc .. sono il risultato dell’opera della generazione precedente allo stesso modo in cui la proprietà è il prodotto del lavoro di quella stessa generazione. La personalità sarà tanto più ricca quanto più sarà stato possibile accumulare in fatto di formazione, titoli di studio, educazione artistica, fede religiosa, norme del vivere in società, ecc.. Tutto ciò rappresenta un patrimonio non meno dei beni materiali. L’art. 603 intendeva riferirsi a quelle tipiche situazioni di dipendenza psichica, che possono realizzarsi nel rapporto fra maestro ed allievo, fra medico e paziente, fra religioso e credente, nelle relazioni sentimentali ed amorose, nei rapporti di reciproca influenza. Secondo il parere espresso dalla Corte Costituzionale pertanto non esisterebbero modalità oggettive di accertamento di situazioni in cui si possano ottenere modalità psichiche di plagio, né  è dimostrabile, in base alle attuali conoscenze ed esperienze, che possano esserci persone capaci di ottenere con soli mezzi psichici l’asservimento totale di un’altra persona. Attualmente la legge prevede unicamente il reato di circonvenzione di persone incapaci (Art. 643 C.P.), previsto per chiunque, “per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni, o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato di infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto, che comporti qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso”: pertanto, e diviene quindi materia di accertamento specialistico, verrà richiesto al perito di accertare se al momento del fatto era presente un quadro di deficienza psichica o di infermità di mente tali da indurre in taluno uno stato di soggezione, di tipo particolare o patologico, da compromettere la volontà del soggetto passivo. I livelli di tale soggezione in un rapporto duale possono essere e sono diversi, andando dal consenso consapevole e critico, all’indifferenza, al rifiuto, ma prevedendo anche ovviamente un consenso viziato da deficienza o infermità di mente, senza le quali non esiste circonvenibilità del soggetto passivo. Da quanto è emerso l’individuo, ma soprattutto i soggetti vittime di influenze assimilabili al plagio non sono praticamente tutelati dalla legge e, in un caso di condizionamento, nessuno può agire a difesa del soggetto dalle tecniche adottate per soggiogarlo. Gli ultimi orientamenti in campo giuridico, propongono che le norme da introdurre all’ordinamento al posto del vecchio art. 603, potrebbero essere a tutela non tanto della libertà morale (concetto ideologizzato) ma della integrità neutrale, tra i delitti contro la personalità individuale e avere per oggetto la tutela dell’integrità psichica. Una proposta attualmente in corso di approfondimento, è quella di introdurre un nuovo articolo nel C.P., che punisca l’ex reato di plagio, recando la seguente dizione: “chiunque al fine di sottoporre al proprio potere una persona ne lede o depone in pericolo la psichica integrità mediante mezzi chimici, interventi chirurgici o pratiche psicagogiche di condizionamento è punito con la reclusione da 5 a 15 anni”. A sostegno di tale norma, nel campo civilistico, potrebbe introdursi una procedura eccezionale, per permettere l’intervento dei genitori, dei parenti o del P.M. a tutela della vittima del condizionamento, così recante: “Anche in deroga alle norme del Codice Civile, il Tribunale dei minori può pronunziare – assunte le urgenti informazioni – la temporanea interdizione di una persona maggiore di età quando risulti che essa sia stata sottoposta a pratiche di condizionamento mentale, mediante mezzi chimici, interventi chirurgici ovvero mediante pratiche psicagogiche. L’interdizione è pronunziata in camera di consiglio, con ordinanza sommariamente motivata, entro 10 giorni dall’istanza, per un periodo non superiore a tre mesi, prorogabili in casi di comprovata necessità, per successivi 30 giorni. L’istanza può essere proposta dai genitori, dai parenti della persona entro il quarto grado, dalle Associazioni riconosciute a tutela della integrità psichica e dal P.M.”.

Paragrafo 2. Ambito politico

Il fenomeno del plagio è presente in una forma particolare anche nel campo politico; in questo caso si tratta di suggestionare le folle, e ciò comporta alcune strategie verbali come individuato da tempo da alcuni autori. Dallo studio della storia e dei suoi personaggi, soprattutto nei suoi casi più eclatanti come quelli ad esempio di Hitler, Mussolini .., si è potuto analizzare ed individuare quali sono state le tecniche più usate in questo campo. Questi studi hanno permesso di capire alcuni eventi del passato ma anche di decretare alcune strategie che tutt’ora sono in uso in campo politico a tutti i livelli e che se ben conosciute riscuotono risultati sempre validi. Si è potuto constatare che una delle regole base è la semplicità del lessico e della sintassi, in quanto la folla è restia alle parole difficili o ai meandri di un ragionamento. L’essenzialità delle parole assieme al variare del ritmo, il taglio e il tono della voce in modo da stimolare più che affascinare, sono tutti elementi che l’oratore deve tenere in alta considerazione nel suo intervento. E’ emerso anche che come stile oratorio l’affermazione, il più concisa e categorica possibile, seguita dalla sua ripetizione continua, rappresenta un altro elemento di incisività per impressionare le folle. Gli slogan riciclati e la funzione conativa, ovverosia la finalità primaria di stimolare, incitare, persuadere o dissuadere l’interlocutore con il pungolo dei cosiddetti “messaggi aculeo”, rappresenta un’altra valida strategia. Così pure la denegazione, l’asserzione perentoria e l’antitesi, intendendo per denegazione la negazione empaticamente accordata che equivale ad una affermazione ex contrario, in relazione all’assunto che lì dove ci si accanisce tanto a negare, c’è sempre sotto qualcosa di vero; l’asserzione perentoria caratterizzata da affermazioni categoriche, definitive pronunciate con decisiva fermezza e che danno origine ad un processo di vera e propria antitesi. Riveste importanza il gesto oratorio, che può essere a volte statico o teso e talvolta solenne, contratto, sussultorio, brusco .. con funzione paralinguistica di rafforzo della parola e infine molto usate sono anche le frasi ad effetto. Da menzionare l’uso della prosodia, i toni e le pause, di particolare volume o intensità di voce e relative variazioni, enfasi o foga con cui la frase è pronunciata, legatura e spaziatura delle sillabe, alterazione della pronuncia di certe vocali o consonanti, alternanza fra frasi urlate e sommesse, dai toni laceranti o suadenti e infine collocazione delle pause. Decisamente importante è che l’immagine che una parola suscita, venga usata in modo da riuscire a collegare altre immagini, per suscitare certi stati d’animo che l’oratore desidera vengano particolarmente assunte dalla folla. L’oratore non deve solo indurre nel pubblico determinati sentimenti ma deve coglierne di volta in volta gli alti o i bassi, il flusso e il riflusso. Uno strumento poi fondamentale è riuscire ad effettuare il contagio, delle idee, dei sentimenti e delle emozioni in quanto l’uomo è imitatore per natura. Esaminando i vari accadimenti del passato, si è potuto constatare che un elemento di primaria importanza è rappresentato dal prestigio, il quale può suscitare sentimenti di timore e di ammirazione; il prestigio con il suo fascino paralizza tutte le nostre facoltà critiche, incutendo stupore e rispetto. Il prestigio rappresenta l’elemento personale della persuasione ed anche una componente di chi intende compiere il plagio. Molti i fattori che contribuiscono a creare il prestigio: uno dei più importanti è sempre stato il successo; ultimamente si è esteso il concetto di prestigio a quello più vasto di carisma. Le folle si guidano con dei modelli più che con degli argomenti; in ogni epoca un piccolo numero di elementi con una certa personalità imprimono la loro iniziativa e poi vengono imitate dalle masse, ed è in questo senso che si parla di plagio in ambito politico.

Paragrafo 3. Mass media

Come esposto nel paragrafo precedente in merito al campo politico, anche in quello pubblicitario è presente il fenomeno del plagio. In questo caso, si intende che il pubblicitario si avvale di tecniche particolari per influenzare. La persuasione pubblicitaria si avvale oggi in prevalenza, ma non solo, dei mezzi di comunicazione di massa. La pubblicità non promuove solo prodotti e consumi ma può essere utilizzata per la promozione di un servizio o di una persona o può svolgere una funzione di sensibilizzazione. In verità si cerca sempre di vendere qualcosa, ma l’obbiettivo è meno diretto ed immediato e soprattutto non ha per fine il profitto economico. Tradizionalmente i pubblicitari appartengono a due diverse scuole, la prima detta di “vendita morbida”, la seconda di “vendita dura”. La prima scuola punta soprattutto ad enfatizzare l’immagine di un prodotto e l’immagine che è legata al suo uso e si presta particolare attenzione all’apparenza, alla confezione e alla presentazione che sono considerate altrettanto importanti del prodotto stesso. Inoltre il testo dell’annuncio fa riferimento in modo più o meno esplicito, all’immagine positiva associata all’uso del prodotto, mentre vengono generalmente trascurate informazioni relative alle sue caratteristiche intrinseche. I pubblicitari appartenenti alla seconda scuola, quella di “vendita dura”, impostano invece una campagna in modo completamente differente, focalizzandola sulla qualità, i meriti ed il valore del prodotto; in pratica si bada più alla sostanza che alla forma. Alcuni ricercatori hanno cercato di capire su che base psicologica si fondasse l’efficacia di ciascun tipo di pubblicità e hanno supposto che le due strategie facessero appello a differenti basi funzionali  degli atteggiamenti. Gli individui variano in rapporto al grado di automonitoraggio che li caratterizza: alcune persone si preoccupano soprattutto di essere adeguate alla specifica situazione sociale in cui si trovano (individui ad alto automonitoraggio AAM), mentre altri mirano principalmente a mantenere una propria coerenza interna nelle diverse situazioni (individui a basso automonitoraggio BAM) ed è stato supposto che l’approccio morbido influenzasse prevalentemente le persone AAM, mentre l’approccio duro avesse un maggiore impatto sui soggetti BAM. Oltre all’automonitoraggio, un’altra caratteristica individuale che sembra giocare un ruolo importante sul tipo e grado di impatto della pubblicità è il bisogno cognitivo, ossia l’inclinazione di un individuo a impegnarsi e a trarre piacere dalla riflessione. I soggetti con forte bisogno cognitivo vengono convinti con difficoltà (solo da argomentazioni forti) ma, quando hanno dato il consenso, il loro nuovo atteggiamento tende a permanere a lungo nel tempo, a resistere alle contro – informazioni ed è maggiormente predittivo del comportamento. Al contrario, coloro che hanno un debole bisogno cognitivo vengono convinti più facilmente , ma in modo più effimero e meno predittivo del comportamento. In pratica quando sono esposti ad un messaggio pubblicitario, i soggetti con un forte bisogno cognitivo tendono ad utilizzare la via centrale della persuasione più di quanto non facciano i soggetti con un debole bisogno cognitivo. Mi sembra interessante ora riportare alcune tecniche di persuasione presente nei Mass Media, facendo riferimento a Vance Packard (1983) che espone una dettagliata rassegna dei meccanismi della persuasione messi in atto da quelli che lui definisce i “persuasori occulti”. L’autore sopraccitato pone in evidenza come, in pubblicità, sia effettuata un azione sul narcisismo individuale e di massa, un azione sui sensi di colpa, sulle paure (es. solitudine, isolamento sociale derivante dal non conformismo, ecc ..), sulle vergogne, sull’ostilità e sull’aggressività. Riveste importanza anche un azione sui bisogni fondamentali come: sicurezza emotiva, stima e considerazione, esigenze dell’ego (bisogno di affermazione dell’Io), impulsi creativi, affetto, senso di potenza, legami familiari e immortalità. Altri temi su cui agire sono la sessualità e l’oralità nel senso dei significati psicologici del cibo. Spesso viene veicolato un incoraggiamento degli impulsi irrazionali (agendo per es. sui sensi come la vista e l’olfatto); un azione sulla coscienza di classe o status sociale e un azione sui simboli del prestigio (sfruttamento della mobilità sociale o spinta dell’ambizione). Effetti ottiene anche la cura delle avversioni, nel senso di ridimensionare, riplasmare e modificare i pregiudizi; un azione sulle caratteristiche psicologiche individuali quali occhio e orecchio interno. Un discorso a parte va fatto per quanto riguarda la psicoseduzione dei bambini, effettuato attraverso programmi televisivi che devono soddisfare i bisogni del bambino e garantire l’accettabilità del programma da parte dei genitori oppure agendo sul senso di aggressività e di ribellione verso gli adulti. Si assiste anche alla tecnica di sfruttamento o creazione ex novo di mode o entusiasmi collettivi la cui affermazione è dovuta a opportuni veicoli di diffusione, simboli appropriati e appagamento di bisogni inconsci; modificazione delle condizioni di vita e proposta nuovi modelli, creazione di nuovi bisogni e necessità e reclutamento di nuovi consumatori. In alcuni casi, come valida strategia, si propone: l’invecchiamento psicologico dei prodotti, proposte per il tempo libero e gli hobbies, azione sulla tendenza alla socialità intesa sui gruppi ed il gioco di squadra. Viene altresì fatto uso delle pubbliche relazioni e “regia del consenso” che si basa su: l’interesse personale, l’interesse collettivo e il desiderio di entrare in contatto con classi sociali più elevate. Ripetute sperimentazioni hanno inoltre consentito di appurare una generica maggiore recettività del nostro cervello in occasione di stimoli ansiogeni, quali ad es. ira, angoscia o insonnia protratta, fame o semplicemente passaggio tra veglia e sonno (stati di preludio all’addormentamento), assunzione di alcuni farmaci in cui può instaurarsi un “vuoto di potere logico, critico, analitico”; ed una reale possibilità di ricezione dei messaggi subliminali estinguibili però nel tempo (da 20 giorni a 4 mesi) se non sorretti da un adeguato coinvolgimento della sfera razionale. Nel caso dei messaggi subliminali (dal latino sub limen = sotto il livello di soglia) il processo di analisi critica dell’informazione viene a mancare poiché il messaggio viene proposto in modo tale (la sua esposizione è talmente breve) da superare il filtro dell’elaborazione cosciente per giungere direttamente a livello inconscio dove può generare un output più o meno immediato. Dato che per gli individui è praticamente impossibile prestare attenzione a tutti gli stimoli e alle sollecitazioni che provengono dall’ambiente circostante, essi compiono quindi una continua opera di selezione di quegli stimoli, orientandosi prevalentemente verso quelli che per loro assumono un particolare significato in quanto meglio si accordano con i loro bisogni e la loro scala di valori. L’abilità del pubblicitario consiste proprio nell’individuare ed assecondare quelle motivazioni che costituiscono l’impulso primario a possedere certi beni o ad usufruire di determinati servizi capaci di appagare le sempre nuove esigenze proprie degli appartenenti alle moderne società consumistiche.

Paragrafo 4. Ambito clinico (terapeutico)

In un rapporto di terapia, già omologato a priori, in cui il terapeuta è in posizione up e il cliente in posizione down, è di facile innesto e altrettanto rischio il fenomeno di plagio, anche involontario. In una situazione basata sul transfert, vale a dire su un tipo particolare di suggestione terapeutica, la condizione di persuadibilità, al fine di sfruttare le particolari condizioni del paziente per vari scopi, è decisamente efficace. Pur rimanendo fermo il fatto che esiste un codice deontologico da rispettare da parte del terapeuta, egli conosce le tecniche e possiede  gli strumenti propri del plagio, sa come e quando usarli. Può decidere se ricorrere al plagio consapevolmente ma anche inconsciamente ad esempio per ottenere per un suo credo o “successo” personale, un cambiamento nella volontà o personalità del cliente. Al terapeuta, nella maggioranza dei casi, è a priori automaticamente riconosciuta dal cliente autorevolezza e fiducia. Per quanto riguarda il cliente, egli viceversa il più delle volte non conosce il fenomeno del plagio e quindi non lo riconosce se lo subisce. Soprattutto durante le prime fasi del rapporto terapeuta – paziente, quest’ultimo è governato da disponibilità, bisogno e fiducia ma soprattutto da paura ed ansia. Queste ultime sono emozioni che permettono un possibile ed agevole innesto del plagio, in quando rendono l’individuo maggiormente vulnerabile. Inoltre il cliente ha il bisogno di affidarsi al terapeuta, se il rapporto è positivo crede in lui e desidera che gli risolva i problemi; tutto ciò è un ulteriore predisposizione alla possibilità di plagio. Si possono considerare due fondamentali tipi di personalità nei soggetti plagiati, facilmente identificabili dal terapeuta, e di cui deve tenere assolutamente conto nell’impostazione del rapporto terapeutico. Il primo tipo di personalità è guidato da rigidi processi cognitivi con una chiara inclinazione per la stereotipia e il secondo caratterizzato da negazioni maniacali, dinamiche depressive, con scarsa differenziazione psicologica, risposte emotivamente labili e poco controllate, e esprimente relazioni oggettuali irrealistiche ed idealizzate. Entrambi i profili sono caratterizzati da relazioni interpersonali molto dipendenti ed eterodirette, con proiezione di elementi negativi e odiati di sé e degli altri precedentemente introiettati. Presentano precoci esperienze orali intensamente ambivalenti o insoddisfacenti, aspetti narcisistici e un indebolimento di giudizio critico e delle facoltà di ragionamento. Altresì si evincono aspetti del senso di realtà moderatamente o gravemente indifferenziati (nella distinzione, per esempio, tra interno ed esterno, tra passato e presente, nel mantenere individuati i confini del Sé, nel rapporto tra sogno e memoria, ecc…), una tendenza, in alcuni, alla scissione dell’imago e dell’Io soprattutto evidenziati al T.A.T., e in generale, dunque l’utilizzazione di meccanismi di difesa, senso di realtà e relazioni oggettuali fortemente preedipici. Alla luce di tutte le considerazioni sovra esposte, è fondamentale tenere presente che se in particolare il cliente è un soggetto “disturbato” e con connotazioni psicopatologiche, potrebbe vedere il terapeuta come una figura idealizzata, carismatica ed onnipotente; in questa situazione il terapeuta potrebbe esercitare in maniera sottile, subdola  ed insidiosa pressioni psicologiche dirette a forzare e coartare la volontà.

Paragrafo 5. Ambito criminologico

Intendo riferirmi, in questo paragrafo, a quelle situazioni in cui, alcuni individui, dopo essere stati sottoposti a plagio, compiono azioni criminologiche, a volte sacrificando anche la propria vita, come purtroppo spesso ultimamente riportato dalla cronaca. Per alcuni autori, gli elementi di seguito indicati sarebbero in grado di pilotare il comportamento umano: la coerenza – impegno, la reciprocità, la riprova sociale (o imitazione), l’autorità, la simpatia e la scarsità (o il timore di restare privi di qualcosa). Le modalità di comportamento criminologico, richiedono invece un training psicologico di disimpegno morale più articolato ed intensivo. In particolare, è necessario fare leva innanzitutto sulla la giustificazione morale, in cui si assiste alla trasformazione di un soggetto con validi imperativi morali, in un cinico killer o kamikaze che ha già ristrutturato cognitivamente, il vantaggio dell’uccisione privo dei vecchi freni autocensori grazie al raggiungimento di mete per lui nobili. Segue poi l’etichettamento eufemistico, dove il linguaggio parlato con incisivo potere disinibitorio si presenta in grado di modificare i patterns di pensiero conferendo un “alone di rispettabilità” a qualunque impresa illecita. Sempre si individua il meccanismo della dislocazione delle responsabilità e della diffusione della responsabilità. Si evita poi di affrontare il male causato attraverso la noncuranza o distorsione delle conseguenze, oppure lo si minimizza distorcendo la percezione che viene canalizzata sull’importanza di potenziali benefici da ottenere. Altresì viene modificata l’attribuzione di colpa, selezionando dalla catena degli eventi, un elemento dal comportamento difensivo dell’avversario per poi additarlo come provocazione iniziale. Ed infine è necessaria e fondamentale la deumanizzazione della vittima. Il training disinibitorio progressivo, è di solito condotto all’interno di una atmosfera di influenze interpersonali reciproche, isolate dalla vita sociale. Inizialmente chi compierà i futuri crimini, viene avviato a compiere atti spiacevoli che può tollerare senza molta autocensura; gradualmente attraverso ripetute performances il disagio e l’autoriprovazione vengono a indebolirsi fino a consentire livelli sempre più alti di crudeltà. L’auto-inganno, è il meccanismo psicologico prevalente, ed è caratterizzato dalla assoluta necessità di negare a se stessi la realtà, allontanando in ogni modo ed a ogni costo la verità. Questo si effettua non mettendo in atto azioni che la rivelerebbero, e non dichiarando completamente ciò che si fa o sperimenta, alla ricerca continua di convincere se stessi che ciò in cui si crede è vero. Un meccanismo di disimpegno morale, con graduale e progressiva adesione alle mete eversive dei sequestratori, per ragioni di macroscopica carenza dei meccanismi di difesa psicologici, è la ben nota Sindrome di Stoccolma, in cui si verifica la assoluta necessità di umanizzare il proprio aggressore, simpatizzando con la sua persona e talvolta perfino innamorandosene.

Paragrafo 6. Le sette

L’adesione di un individuo ad una setta, si fonda essenzialmente su un fenomeno di plagio da parte del leader verso i seguaci. Dalla lettura del materiale reperito in merito a questo argomento, molti autori concordano nell’ individuare le tappe fondamentali della manipolazione psicologica adottata dai leader delle sette religiose; seguono uno schema ormai purtroppo ampiamente collaudato che si può riassumere in quattro tappe fondamentali, che di seguito indicherò. Il convertito potenziale può essere oggetto di una tecnica di avvicinamento; certi gruppi usano la tecnica del questionario e altri i test di personalità, facendo leva sulla curiosità individuale ed il desiderio di apprendere di se stessi qualcosa di più. In realtà tutto ciò è utilizzato come mezzo per captare l’attenzione e arrivare ad altri scopi. La volontà viene in seguito eliminata attraverso l’isolamento dalla comunità sociale per indurre una perdita del senso di realtà; si ricorre a una bomba d’affettuosità cosiddetta “love bomb” in cui il senso di appartenenza è imposto attraverso le carezze, baci, interessamento personale, piccoli lavori e gentilezze, fino al flirt e all’adescamento con la prostituzione. Attraverso la rimozione della privacy, facendo tutto in comune, e così riducendo la capacità di ponderata valutazione, si impedisce l’esame personale, si priva l’adepto del sonno e si procura un continuo stato di affaticamento. Difatti l’attività fisica prolungata e l’impegno mentale prolungato quando non sono ristorati dal riposo e dal sonno inducono nell’adepto uno stato di debolezza psichica. Anche i giochi sono orientati a questo; si tratta per lo più di giochi nei quali è necessaria una direzione, un controllo, perché sono giochi oscuri, difficili, quasi incomprensibili che portano ad aumentare la dipendenza dal gruppo. Un arma importante di isolamento è la dipendenza finanziaria, perché si bruciano i ponti con il passato: la vittima dona al gruppo tutto ciò che ha e nei migliori dei casi, riceve una paga che basta appena per le sigarette. Viene effettuata anche la deresponsabilizzazione dell’adepto, incoraggiando ed orchestrando comportamenti infantili, che ha come ultimo fine la sensazione che la responsabilità dell’adulto è un peso finalmente gettato via. Infine attraverso il cambio di dieta, adottando un sistema di nutrimento a basse proteine, molto zuccherino, si crea una suscettibilità maggiore agli stress emozionali ed al disorientamento nel soggetto vittima del plagio. Quello che si cancella nell’adepto è, in definitiva, il senso critico nei confronti di tutto ciò che fanno i suoi maestri e si realizza uno stato di assoluta sottomissione: il plagio è realizzato. La terza fase prevede l’indottrinamento; attraverso una dottrina di tipo misterico, fornendo letture piuttosto complesse contenenti una filosofia che non si arriva a cogliere, se non si è del gruppo, con la logica comune del gruppo; così si spinge l’adepto a non usare le facoltà raziocinanti e alla supina accettazione. Il rigetto dei vecchi valori e l’accettazione dei nuovi stili di vita viene accelerato dalla denuncia costante dei vecchi valori e credenze che stanno portando l’umanità alla distruzione, via droga, inquinamento, radiazioni, ecc .. In questo ambiente isolato si ricorre spesso all’ipnosi, determinando uno stato di alta suggestionabilità indotto attraverso le note tecniche che, peraltro, nella terminologia dei culti distruttivi sono chiamate di meditazione. A ciò si accompagna la costante pressione degli appartenenti al gruppo, di pari grado che approva e disapprova in funzione della dedizione al culto; si sopprime così il dubbio e la resistenza a nuove idee, sfruttando il naturale istinto gregario dell’uomo. Messaggi subliminali vengono impiantati attraverso meccanismi psicologici, come la ripetizione incessante di certe parole chiave o addirittura di poche frasi significative all’interno di lunghe confuse letture o discorsi. La fatica muscolare imposta all’adepto, crea una situazione di debolezza generale e l’incapacità di svolgere un lavoro intellettuale, con un abbassamento della tenacia, dell’acutezza, dell’attenzione e un rallentamento del tempo di reazione, sicché il soggetto si presenta con una maggiore attitudine del solito a sottomettersi, ad obbedire. Un altro strumento fondamentale è la privazione del sonno: infatti il sonno corrisponde ad un bisogno vitale, condizionato ad un ritmo scandito, per così dire, da un orologio interiore; la sua mancanza porta turbe psichiche sempre più importanti che si traducono in una alterazione della memoria, in ragionamenti illogici e soprattutto nella perdita totale del senso critico. Il soggetto è incapace di distinguere l’informazione buona da quella cattiva; egli non ha più la possibilità di criticare quello che gli si dice, il campo della coscienza si restringe a vantaggio dell’incosciente che naturalmente assimila totalmente l’informazione non selezionata dalla censura cosciente. Il nutrimento povero di proteine indebolisce notevolmente la resistenza psichica e il senso critico già minati dalla mancanza di sonno (sei ore per notte al massimo). Viene anche usato infatti lo strumento dell’insufficienza alimentare; la sottoalimentazione comporta una diminuzione dell’attività celebrale e durante il digiuno prolungato il sangue, che alimenta le cellule nervose, non elimina i rifiuti che si concentrano per mancanza d’acqua, di sali minerali e di alimenti. La mancanza di sonno, la fatica fisica, la sottoalimentazione associate nel trattamento provocano la scomparsa del senso critico e dell’autocritica. L’ultima fase è quella del mantenimento che prevede, in primo luogo l’assoluta aproblematicità, nel senso che non si devono porre domande critiche ai propri casi. Ad ogni domanda che venga posta dall’interessato, curioso o problematico, si risponde con una contro domanda. In molti di questi gruppi si usa l’esame psicologico del passato, che accresce la vulnerabilità ai nuovi insegnamenti e rende possibile il ricatto rivelando segreti fino ad allora segretamente custoditi. L’autocritica si rinforza esagerando il senso dei peccati della vita precedente attraverso il senso di colpa e paura; la lealtà e l’obbedienza al gruppo viene mantenuta, minacciando l’anima e il corpo che abbia pensieri negativi di terribili punizioni. L’uso di nenie e canti monotoni abbassa il livello critico mentale e rende l’adepto impermeabile alle critiche razionali che vengono dall’esterno. Talvolta si ricorre al cosiddetto sistema delle docce alternate, premiando una volta e punendo l’altra lo stesso comportamento, per misteriose ragioni che l’adepto ritiene che non siano da lui comprensibili. Sempre si pretende la conformità a certi codici di abbigliamento. Vi è una ferrea gerarchia sul gruppo con forte senso della scala gerarchica ma si promette anche avanzamento, potere e salvezza a chi ne segue le regole. Il senso di superiorità è realizzato attraverso la censura di tutti gli altri gruppi, anche i più vicini dal punto di vista tecnico; naturalmente questo si inquadra anche in un rinnovamento delle relazioni sociali e comunemente ad esempio il matrimonio avviene all’interno del gruppo e si spezzano i rapporti precultici anche familiari. Viene indagata la potenziale recluta per raccogliere diverse informazioni personali che il capo della setta usa per dimostrare in pubblico il suo potere profetico e il neofita impressionato, si ritrova in seguito progressivamente messo sotto un controllo sempre più stretto e in una relazione da maestro – discepolo. L’individuo ha così acquisto un nuovo Sé, sostenuto da una nuova visione del mondo, uno speciale linguaggio, ruolo, attività norme e relazioni sociali. Quanto più deboli e carichi di ostilità sono i rapporti familiari, tanto più forti risultano i legami entro il nuovo gruppo e quindi destinati a durare nel tempo. Un’altra variabile importante risulta essere nel gruppo la presenza di veterani soddisfatti della loro esperienza assieme ai nuovi adepti. Stabilendo rigidi controlli e sistemi di credenze, i culti allontanano dalle responsabilità individuali, impedendo così la crescita futura e la formazione dell’identità. L’abbandono della propria identità spesso porta al conflitto tra la nuova e la vecchia personalità. La grande maggioranza dei soggetti aderenti ai nuovi culti è di età compresa tra l’adolescenza e l’età adulta. Certe adesioni sboccano in tragiche conseguenze: intense esigenze ed i sentimenti di colpa sviluppati presso coloro che non riescono ad affrontare, possono comportare dei risultati psicologicamente traumatici, perfino dei suicidi. Indipendentemente dal concorso di tutti gli altri fattori, quelli che influiscono sul tragico comportamento suicidario, identificabile con la obbedienza cieca, sono la mancanza di punti esterni di riferimento obbiettivi e la presenza positiva e convincente di riprova sociale, in quanto, peraltro, l’atto veniva eseguito in tutta tranquillità senza alcun atteggiamento di panico dagli stessi compagni di fede. Le personalità più forti possono con le metodiche sopra enunciate essere trasformati in succubi, essere interamente sottomesse alla volontà di un individuo che impone il suo volere come meglio crederà. Attraverso un trattamento elaborato, gli adepti vengono portati ad una dedizione assoluta nei confronti dei capi, a credere senza alcuna critica alle loro affermazioni che soddisfano l’esigenza fantastica degli adepti dando la sensazione di una realizzazione fiabesca, verso il pianeta della felicità. Fortunatamente, la programmazione non è sempre così salda da non attenuarsi nel tempo, da non lasciare spazio per il risveglio dei poteri critici.

 



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Laurea in Psicologia presso Università di Bologna, con tesi “Il plagio” Specializzazione in Psicoterapia presso C.I.S.S.P.A.T di Padova, scuola di specializzazione in psicoterapia dinamico breve, con tesi “Dal falso Sé al Vero Sé – Un percorso immaginativo” discussa con dott. Nevio del Longo Attività clinico/psicoterapeutica/psicodiagnostica Attualmente collabora con Medoc Srl di Forlì (società di Medicina del Lavoro) per: - progetti di promozione del benessere psicologico e empowerment ; - valutazioni dello stress lavoro correlato; - diagnosi psicologiche; - risoluzione di problematiche di singoli sia dovuti a cause lavorative che personali. In campo giuridico, effettuo consulenze specialistiche di parte.

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