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Il giorno della memoria :Ignacio Ellacuria,gesuita,un martire del nostro tempo.(I°parte )

Inserito il 30 gennaio 2012 da Maria Rosa DOMINICI

Nel giorno della Memoria ,mi è venuto in mente di ritrovare un bellissimo video su youtube-Memoriam-Negros que fiseran a historia do Brasil,anzi faticando nella ricerca ho messo un appello su f.b.,poi all’improvviso lo ritrovo.Lo riguardo e mi decido ad inserirlo e a condividerlo con queste parole”..nel Giorno della Memoria tutti gli uomini sono uguali nei martirii che altri uomini hanno,loro,fatto subire…”emozione e associazione immediata ,nel mio cuore e nella mia mente,IGNACIO ELLACURIA,una di quelle persone che anche se le incontri e condividi un breve periodo ,lasciano un segno per sempre.

Si era nella primavera-estate del 1986,c’era il convegno internazionale di una associazione di studi medico-psico religiosi,sarei andata a Barcellona con mio marito Aldo e mio padre,che purtroppo mori il 5 marzo.I colleghi e mio marito mi convinsero ad andarci comunque ed ebbero ragione.Furono giorni di intenso e piacevole ,entusiasmante lavoro,io ovviamente scelsi di lavorare col gruppo di lingua spagnola,mi portavano idee ed informazioni di e da altre realtà,quasi tutti uomini,io e Ghertrud Stickler,salesiana,eravamo le uniche donne .

I compagni di lavoro informali e bravissimi,provenienti quasi tutti da paesi latino-americani,avevamo lo stesso entusiasmo e,nelle pause fraternizzavano e scherzavano con mio marito,mi trasmettevano serenità , forza vitale ,un pensiero nuovo,c’era anche perè GODINche presentava un lavoro bellissimo di informazione e rivisitazione della figura di San Giuseppe col film “Je vous salue Marie “.Era per me un turbinio di sollecitazioni ,e di scambi,anche se vissi l’esperienza destabilizzante del tremendum,subito resa accettabile e serenamente spiegatami da questi amici.L’ultimo giorno ci fu l’intervento di Ignacio Ellacuria e l’emozione delle sue parole fu identica nel vederlo con i simboli della vita consacrata ,su di lui e gli altri,ogni sua parola cadeva dentro di me come un seme,quando fini di parlare mi diede gli appunti della sua relazione con note in margine.Quando venne il momento dei saluti,esitavo tendendo loro la mano,abituata alle distanze formali del nostro cattolicesimo,avevano questa Croce appesa al collo,sapevo che tornavano in luoghi non facili,mi,ci abbracciarono ,me e Aldo,c’erano lacrime di profonda commozione ed affetto,avevamo condiviso qualcosa di grande,mi disse”anche se mi vedi cosi,sono ,siamo gli stessi che hai visto in jeans e camicia,che hanno fumato e riso con te e Aldo,vi aspettiamo,veniteci a trovare,potreste aiutarci…a lavorare in mezzo ai poveri,voi abituati a vedere modalità diverse…”

Avevamo lavorato sul messaggio sociale di GESU,sulla Emarginazione dei Poveri,nei Paesi dell’America Latina,dei nostri preconcetti e formalismi,io ,noi due ,istintualmente li amammo e sentimmo il loro affetto reciproco,sentivo e riconoscevo in loro il pensiero Francescano,in realtà erano tutti Gesuiti…mentre scrivo, rivivo quegli addii,il piu’ giovane ,che nei giorni precedenti mi aveva fatto vedere una fotografia di lui con altre persone, muratori,costruivano

delle abitazioni e ammiravo questo volontariato …che credevo laico,nell’abbracciarli quella loro croce sul petto lasciò l’impronta sul nostro,mi sembrava di salutare fratelli che non sapevi quando li avresti rivisti,era una separazione dolorosa per me ,forse la proiezione di quella che provavo per la perdita di mio padre.

19 novembre 1989,

come un fulmine sento la notizia della strage in cui IGNACIO ELLACURIA era stato assassinato da un gruppo armato,con lui muoiono altri confratelli,Segundo Montes,Ignacio Marti’n Barò,Amando Lòpez ,Juan Ramòn Moreno,spagnoli e Joaquin Lòpez-Lòpez,salvadoregno e la cuocaJulia Elba Ramos con sua figlia Celina,perchè non restassero testimoni.due donne , all”UCA..Università del Centro America,il cui motto è “una ragione per vivere ”

ALLO STUPORE PARALIZZANTE AL DOLORE FECE SEGUITO IL DESIDERIO DI INFORMARE ,VISTO CHE RAPIDAMENTE TALE MASSACRO FU MESSO A TACERE …..SILENZIO SU TALE CRIMINE,PROPONEVO NEI VARI AMBIENTI DI COMPETENZA ,A CHI COME ME L’AVEVA CONOSCIUTO,MANIFESTAZIONI DI SOLIDARIETA’ ED ARTICOLI,OVUNQUE SILENZIO E SCUSE DIPLOMATICHE “NON E’ OPPORTUNO”…”IL DOLORE HA BISOGNO DI SILENZIO “…”LA QUESTIONE DELL’AMERICA LATINA è MOLTO DELICATA ”

Per molti anni come cristiana cercai di capire questi comportamenti censori ,ma mi restava dentro dolore e dispiacere ,di non aver fatto nulla per lui,per cio che mi aveva dato e insegnato…capivo che la teologia della liberazione,il profetismo erano quasi argomenti tabu’ anche fra i colleghi dell’associazione e intanto sempre più mi interessavo di queso pensiero,della chiesa dei poveri di quei paesi che mi attraevano ma non conoscevo,pur amandoli sempre di piu’.

Nel settembre 2001, si teneva il solito convegno internazionale in Argentina ,a Cordoba,si sarebbe svolto nel periodo in cui (10 settembre)avrei compiuto 55 ani,Aldo decise che sarebbe stato il nostro regalo,finalmente avremmo visto,capito toccato con mano quella realtà.Eppure al di là dell’altissimo livello dei lavori,provavamo entrambe una strana tristezza e consapevolezza del martirio che anche quella nazione aveva vissuto e vedevamo ferite ancora aperte ,ricordo la storia di una collega che dopo un grandissimo amore aveva scoperta che il suo collega -fidanzato era stato coinvolto in storie di desaparecidos,fra cui il fratello di lei…fra di loro sivedeva e leggeva un odio estremo.

Il giorno d i chiusura del congresso venne a parlare un obispo dell’EQUADORe risentii la voce di IGNACIO ELLACURIA,DELLA TEOLOGIA DELLA LIBERAZIONE,DEI DIRITTI DEI POVERI,DELLO STRAPOTERE E PREPOTENZA DEI RICCHI ,DELLA CHIESA DIMENTICATA DA ROMA,….L’UDITORIO SPACCATO IN DUE CHI APPLAUDIVA CHI RUMOREGGIAVA,CHIESI A QUEL’UOMO CONSACRATO CORAGGIOSAMENTE CRISTIANO E UMANO SE POTEVO AVERE LA SUA RELAZIONE ,MI CHIESE L’INDIRIZZO,MI DISSE CHE LI NON ERA OPPORTUNO,CHE C’ERA ANCORA IN MODO STRISCIANTE UNA CENSURA,MA CHE ME LO AVREBBE FATTO AVERE IN ITALIA,PARLAMMO E…. PARLANDO PREGAVAMO.

Cordoba-Argentina,era l’8 settembre 2001 ,

c’era l’assemblea dei soci,non passò l’entrata nell’associazione di 4 Stati,Equador,Salvador,Peru’ e Bolivia,

PER COSTITUIRE UNA SEDE DOVEVANO ESSERCI ALMENO 5 SOCI,PER OGNI NAZIONE,MA LA MISERIA ERA TALE CHE IN NESSUNA DI LORO SI RAGGIUNGEVANO I 5 CHE AVREBBERO POTUTO PAGARE LA QUOTA D”ISCRIZIONE,OVVIAMENTE MI SCHIERAI…L’ASSEMBLEA SI SPACCO’,IL DIRETTIVO INTERNAZIONALE FU IN MANO ARGENTINE E DECISERO DI ESSERE RAPPRESENTANTI PER QUEI PAESI CHE NON POTERONO APRIRE LA LORO SEDE NAZIONALE.

Tornammo a Buenos Aires,dove avevamo deciso,ALDO ed io ,di fermarci il 9 e il 10 per visitare quella città e festeggiare il mio compleanno .

Aldo scendendo dall’aereo si fece male al piede ,io il giorno dopo andai in giro da sola, in Plaza de Mayo,di fronte la Casa Rosada che sentivo trasudare lacrime e sangue,mi colse un’estrema tristezza ,uno struggimento profondo per ciò che quel luogo rappresentava e ricordava ,i simboli delle abuelas,foto di figli,mariti,ragazze sbiadite dal sole ,nastri azzurri legati a qualsiasi appiglio,i fazzoletti bianchi incisi sul selciato….lo rendevano un luogo sacro alla memoria delle vittime.

Pionsi tutto il tempo,avevo anche cercato un collega magistrato del tribunale del Minor e del Benestar Familiar , ma ,cosi mi dissero,era proprio stato trasferito a Cordoba.Non riuscivo a tagliermi un profondo senso d’angoscia ,quasi un vissuto di tragedia incombente,la sera del 10 la passammo a La Ventana,ma non c’era gioia fra di noi,amore e tristezza,il mattino dopo,in taxi,erano le 9 circa dell’11 settembre 2001 sentimmo alla radio delle 2 torri,ma credevamo fosse una telenovela,in aeroporto ci fecero imbarcare dopo 4 ore ,senza che nessuno ci dicesse nulla ,sapemmo solo all’arrivo a Ghetwik il giorno dopo…,di nuovo la morte e la crudeltà si intrecciavano,come non riflettere.

Negli anni successivi ,ebbi modo di incontrarmi varie volte con Emilio Viano e parlai,anzi chiesi a lui se voleva pubblicare gli appunti di ELLACURIA,SEMPRE PRESENTE NEI MIEI PENSIERI E RICORDI…

Viano aveva piu’ opportunità e piu’ voce di me per utilizzare quegli scritti preziosi che avevo,eppure mi rispose sempre che un giorno l’avrei dovuto fare io,dovevo farlo io,li aveva dati a me.

Poi quest’anno 2011 l’esperienza brasiliana, li ho incontrato IGNACIO ELLACURIA,nelle favelas di Fortaleza ,una suora della teologia della liberazione, in un luogo pieno di calore umano e di carità cristiana,in mezzo agli ultimi che per lei erano i primi ,in una festa bellissima preparata per me in mezzo a quei bambini belli e sorridenti,mi disse se la nostra onlus poteva aiutarla, in quanto il Vaticano da 3 anni non inviava piu’ il sostegno…..ora sento che potrò lavorare sulle parole che mi ha lasciato,un dono che forse ora avrò il coraggio di condividere.

Ora che in onore dell’anniversario dei 20,ho trovato 4 video,che ho scelto,sulla figura e gli insegnamenti di IGNACIO ELLACURIA.



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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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2 Commenti per “Il giorno della memoria :Ignacio Ellacuria,gesuita,un martire del nostro tempo.(I°parte )”

  1. Aria Simona Zanda scrive:

    :-)

  2. Felice Signoretti Grazie, Maria Rosa Dominici. Come non sentirti a me tanto vicina leggendo le tue righe? Ignacio Ellacuria era gesuita come Jon Sobrino, amico, collaboratore di Romero, fra i formulatori della teologia della liberazione, e che, come tutti i gesuiti (ce n'è uno che lo ha proclamato beato!) dell'America Latina, nutre una profonda venerazione per Monsignor Romero. Sobrino scampò per caso all'eccidio dell'UCA, di cui doveva essere la principale vittima prescelta. Se ti capita leggi di Sobrino "Romero martire di Cristo e degli oppressi". Che il Potere costituito o la Gerarchia ecclesiastica abbiano fatto di tutto per minimizzare l'eccidio di tanti sacerdoti e del loro Arcivescovo non meraviglia. Intristisce invece come certa sinistra abbia ignorato o banalizzato il loro sacrificio per il fatto che fosse compiuto in nome di Cristo, sì, ma del Cristo degli oppressi.


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