categoria | Criminologia, Diritti umani, Famiglia e Minori, Magistratura minorile, Sociali, Vittimologia

RISCHIO PER L’INFANZIA E SOLUZIONI PER CONTRASTARLO

Inserito il 03 dicembre 2012 da Maria Rosa DOMINICI

La seconda annualità dello studio Risc ci ha chiesto di dedicare molto impegno all’approfondimento delle condizioni di efficacia e alla disseminazione dei risultati della prima annualità. La ragione è semplice e direttamente collegata con gli obiettivi della prosecuzione del progetto: offrire contenuti, motivazioni, supporto teorico e metodologico agli operatori coinvolti nel progetto. Un primo modo per soddisfare questa esigenza è stato quello di produrre letteratura sui criteri, gli strumenti, il significato tecnico e strategico delle azioni sperimentali. Ha significato costruire sussidi professionali per farne strumento di lavoro, e non soltanto azione finale di analisi e sintesi dei risultati. In particolare, la possibilità di rafforzare le competenze, di affrontare le criticità, di favorire la crescita del senso di appartenenza al gruppo sperimentale, a cui le istituzioni avevano chiesto di anticipare soluzioni da implementare successivamente nei territori, ha costituito un impegno costante tecnico e strategico. Il rapporto si sviluppa a partire da cosa è stato fatto nella prima annualità, i risultati ottenuti, le motivazioni che hanno portato a proseguire per un secondo anno la sperimentazione. Affronta poi il problema del rapporto tra scelte professionali, personalizzazione degli interventi ed esiti ottenuti. Le modalità utilizzate sono di tipo quantitativo e qualitativo, così da evidenziare il rapporto tra le soluzioni metodologiche e le loro ricadute nelle condizioni di vita dei figli e genitori coinvolti nello studio. Un elemento che, a nostro giudizio, valorizza e facilita la comprensione dei risultati è la voce degli operatori (sezione 2). Già nel rapporto di prima annualità si era dato spazio a questa istanza. In seconda annualità si è pensato che era possibile fare di più, coinvolgendo gli operatori disponibili in una riflessione più approfondita, sui significati tecnici e metodologici di come essi hanno operato e con quali esiti. In particolare, Elisabetta Neve, nel capitolo “Rischi e timori di tecnicismo nell’uso di strumenti di valutazione professionale”, affronta le questioni etiche emergenti dal lavoro sperimentale. Non riguardano solo il fatto di agire sperimentalmente ma anche di operare professionalmente pensando agli outcome possibili, ai vantaggi per i ragazzi e le famiglie coinvolte. I successivi contributi “Il progetto Risc in Piemonte” di Antonella Caprioglio e Beppe Taddeo e “Progetti personalizzati una guida pratica” di Veronica Lucchina e Michela Memeo propongono una sorta di guida metodologica, fruibile da colleghi interessati ad apprendere i criteri di valutazione e decisione utilizzati. “Risc un’opportunità per i servizi” di Gaia di Bartolomeo e Francesco Lucchi, affronta il problema dei potenziali di crescita professionale. Il capitolo “Dalla sperimentazione al protocollo per la presa in carico” di Andrea Barani evidenzia i punti di forza e le potenzialità che nascono dall’agire professionale orientato agli esiti. Francesco Lucchi con “Lo studio degli outcome negli inter-venti a favore dei minori” racconta la propria esperienza e come essa abbia rappresentato un passaggio di crescita professionale particolarmente significativo. Infine, Simona Sardini Di Febo riporta l’esperienza della Regione Abruzzo e Anna D’Andretta quella della Basilicata, testimoniando come i confronti regionali siano stati molto importanti, per implementare le scelte professionali nei contesti organizzativi e istituzionali di riferimento. «È fondamentale che gli operatori chiamati a mettere concretamente in pratica le novità che derivano dalla ricerca ne comprendano il senso e l’utilità perché queste possano esprimere tutta la loro efficacia» è un’espressione utilizzata da Francesco Lucchi per dire come ogni operatore partecipante a Risc non è stato soltanto ad osservare e a documentare. Ha anche modificato le prassi correnti, sperimentato nuove soluzioni, valutato gli esiti, capendo come evitare l’allontanamento senza esporre i bambini e ragazzi a sofferenze ingiustificate. Come vedremo, gli indici di efficacia conseguiti sono significativi e verificati con due diverse metodologie. La possibilità di mettere in rapporto i profili di gravità, gli esiti e i costi è stata un’ulteriore acquisizione, frutto delle scelte professionali e delle trasformazioni rese possibili dall’uso appropriato del protocollo, nonché delle competenze dei molti operatori che hanno collaborato allo studio.



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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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