categoria | Vittimologia

IL PLAGIO – Capitolo V e Conclusioni

Inserito il 03 dicembre 2012 da Silvia CROCI

Capitolo V “DESCRIZIONE DI UN CASO”

Paragrafo 1. Descrizione generale dei fatti (testuale)

Riporto di seguito in stesura originale il caso clinico descritto dalla terapeuta ad indirizzo psicodinamico che ha seguito la paziente. La descrizione è desunta dal capitolo Pinkus L. e Dominici M. R. (1999) in “Identità personale e pluralismo religioso nella relazione terapeutica” (pagg. 112 – 115) Aletti M. e Rossi G. (a cura di) Ricerca di sé e trascendenza, Centro Scientifico, Torino.

“Racconterò la storia di S., una giovane donna, di un livello socio – economico elevato, sposata e madre di una bambina di 17 mesi. La famiglia di origine, come pure la famiglia del marito, è di una religiosità che chiamerei ritualistica. Tutti i membri sono assidui nel frequentare la chiesa e nel partecipare a dei gruppi religiosi, anche in qualità di benefattori stimati. Spesso intraprendono pellegrinaggi in santuari famosi in tutto il mondo, compiono donazioni ad istituzioni religiose, quasi per farsi un credito rispetto alle trasgressioni etiche nelle quali muovono la loro quotidianità affettiva, culturale e lavorativa. S., terrorizzata e disperata, mi telefona per essere presa in carico perché, secondo le sue parole, ha abbandonato famiglia e lavoro ed è in preda di forze demoniache”. Al mio consiglio di rivolgersi ad un esorcista essa rafforza la sua richiesta dicendomi: “ho abbandonato mia figlia di 17 mesi”. L’eco emozionale che mi suscita il grido di aiuto di questa madre disperata, molto più che la suggestione della “presenza demoniaca”, fa sì che le fissi un colloquio per la sera stessa. A tale colloquio viene accompagnata dalla sorella minore, che mi conferma la presenza demoniaca ed i percorsi esasperati da esorcisti, facendo emergere racconti di fughe dal tetto coniugale, denunce da parte del marito, e arresti in aeroporto. Infatti il marito l’aveva denunciata per abbandono del tetto coniugale ed abbandono di minore, avendo essa confessato l’adulterio consumato con una persona recentemente conosciuta in un viaggio. Nel confessare la sua colpa essa mostra al marito libri, oggetti e lettere, consegnatile da quest’uomo: si trattava di oggetti esoterici, presumibilmente destinati a riti occulti o satanici. Così recita il capo V della denuncia presso la Procura di …: “[…] Ritengo, in ragione di ciò, che il Signor X sia dedito a riti di strana natura: satanici o esoterici e possa avere in tal senso circuito, raggirato o plagiato mia moglie”. Man mano emerge un delirio di gruppo, di due nuclei familiari forti e potenti, che, tutto sommato cercano spiegazione a questo terremoto che ha sconvolto la loro dorata realtà. Decido di riservarmi la presa in carico, dopo avere sentito tutti i personaggi della tribù familiare sui fatti. Così nel mio piccolo studio mi ritrovo S., il marito ed i rispettivi genitori; mi rendo subito conto che mi trovo di fronte ad un grave caso di plagio e che belzebù centra ben poco, seppure nell’economia vitale del gruppo sarebbe più facile dare la colpa a una forza o potenza soprannaturale. Difatti alla mia ipotesi di plagio cambia l’atteggiamento del gruppo familiare a si guarda S. non più come vittima, ma come colpevole di “peccato”, non preda del demonio, ma squallida donna di facili costumi. Accetto di prendere S. in terapia. Dopo alcuni colloqui (in cui l’anamnesi mi mostra S. come nata da famiglia ricca, con madre rigida ed anaffettiva, tutta chiesa ed “apparire”, essa stessa moglie felice e madre serena, dopo un adolescenza scompigliata), decido e concordo il progetto terapeutico che utilizzerà due tecniche di intervento: Training Autogeno Analitico (T.A.A.) e l’Analisi Immaginativa. Il T.A.A. è una vera e propria ricostruzione psicosomatica che riconduce il Falso Io all’Io sano, recuperando l’autostima, la capacità di dare risposte adeguate, la reciprocità della relazione, il principio di realtà, la conoscenza di sé e dell’altro da sé e la socializzazione della comunicazione psichica e corporea, la rassicurazione dello scambio con l’altro, attraverso la fiducia del lasciarsi andare, del rilassamento fatto ad occhi chiusi, mentre un’altra persona ti tocca. In questo percorso l’assioma è “se tu ti fidi di me, anch’io posso fidarmi di te e di me stesso”, in sintesi è l’effetto specchio di un Super – io positivo. Nel T.A.A., con il toccamento, si realizza la memoria corporea primaria, si analizza il trauma, si ripara e si riconduce all’armonia, lasciando all’individuo il proprio terapeuta interiore. Successivamente l’analisi immaginativa, seconda parte del progetto terapeutico, attraverso il trascendere dell’immaginario porta nella dimensione universale della fantasia, dell’impossibile che può divenire possibile e quindi alla visione armonica e olistica delle proprie risorse e potenzialità, prima prigioniere di una scarsa fiducia in sé e dell’altro da sé, o di canoni e modelli di vita percepiti in modo distorto. Nelle sedute di T.A.A. gradatamente emergono episodi salienti della dipendenza psichica di S. da X., che con capacità suggestiva e con regali – per lei e la bambina -, e con l’abile uso manipolatorio di “programmazione neurolinguistica”, sembra averla “incatenata nell’incantesimo psico-erotico”. Lui le scriveva lettere d’amore e si dichiarava suo “maestro”, chiamando lei “la sua discepola preferita”. Per questo motivo diceva di riuscire a capire prima di lei le cose: i suoi sentimenti, la sua vera natura e voleva insegnarle, anche attraverso il dono di libri, il significato arcano della loro storia. S., sempre più soggiogata, legge i testi che lui le regala, come L’amore in corpo, La Reincarnazione, Il Necronomicon, libro, che scopre essere scomunicato, perché contiene formule e riti satanici, ma che, secondo la dichiarazione del “maestro”, doveva esprimere il significato particolare attinente alla loro storia. I momenti di riflessione di S. e la sua capacità critica diminuivano progressivamente e si sottometteva sempre più alle sue richieste, restando soggiogata psichicamente e sessualmente da lui. Utilizzando la suggestione di oroscopi e tarocchi, mediante i quali prevedeva una separazione di S. dal marito e una felice unione colui, X. pretese che lei indossasse sempre uno degli oggetti che lui le aveva regalato. In questa involuzione S. ha rari momenti di coscienza, derivati dal nucleo sano del suo Io che le fanno percepire vagamente il condizionamento. Significativa la confusione fra sacro e profano, in questa personalità sicuramente disancorata da una introiezione profonda della fede, abituata ed educata ad una religione del rito e “dell’apparire”, tanto che giunse alla totale distruzione della sua esperienza religiosa, simulando ed agendo un sacrilegio. Infatti, si trova coinvolta nella dinamica perversa, innescata in modo sincronico dalla famiglia e da X. La famiglia, infatti, non comprende il suo grido di aiuto, quando dice di essere in crisi e il padre le consiglia un soggiorno presso il Santuario di La Verna; X. la convince ad andarci insieme con lui. Avevano due stanze, ma in realtà dormirono insieme; X. acquistò delle fedi d’oro, le fece benedire da un frate del santuario, durante una messa in suffragio della propria madre, e, sul piazzale del santuario, dopo la benedizione, le fece simulare il matrimonio con il rispettivo scambio delle fedi. Iniziò da quel momento, sempre più frequentemente per S., la percezione che lui si stava sostituendo alla sua volontà; non si sentiva più se stessa e si trovava coinvolta in una situazione in cui vedeva distruggere i propri principi di cui credeva essere profondamente convinta. Emergevano anche risposte psicosomatiche, con sensi di soffocamento ed intolleranza verso X. Al rientro in famiglia la lotta interiore fra “Bene e Male” fa sì che S. racconti tutto al marito, che subito ipotizzò la presenza demoniaca, avendo una fiducia incrollabile nella moglie e nel loro matrimonio. Anche qui, l’elemento di ritualità superficiale e di mentalità magica, fece agire un bisogno purificatorio: presero tutti gli oggetti regalati da X., li misero in un sacco e lo deposero ai piedi della grotta della Madonnina, costruita nel parco della loro villa. L’inconsistenza dei loro legami religiosi ed affettivi comunque permisero a S. di scegliere, dopo tale confessione, di fuggire con X. Il travaglio conflittuale, durante la fuga fa sì che alle volte S. telefoni ai familiari per riacquistare la loro solidarietà; essa fa ciò di nascosto da X., perché lui insiste nel presentarglieli come suoi carcerieri. Comunque marito e padre, con il ricorso alle forze dell’ordine, la salvano dal “Demonio”. Ed è a questo punto della rapidissima storia, nata solo tre mesi prima, che S., in una confusa intuizione dell’opportunismo che si esprimeva in tutta la dinamica del condizionamento di X. e delle risposte familiari, chiese il mio aiuto. Difficile e complesso il percorso di rafforzamento dell’Io e di decondizionamento psicosomatico, che permise dopo un ritmo intenso delle 22 sedute di T.A.A., di uscire totalmente da questa spirale psicosomatica e di iniziare la ricostruzione.” Per maggiori precisazioni, informazioni e chiarimenti si rinvia al fascicolo del procedimento penale n° 825/97-21, della Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Forlì. In questo fascicolo oltre ad emergere numerosi dettagli che nel riassunto del caso clinico non sono presenti, a mio avviso, è fondamentale il riferimento al fatto che il plagiatore riesce a condurre S. da un avvocato per farle firmare un atto di separazione dal marito e la induce, senza però riuscirci, a farle firmare una procura a suo favore a vendere le quote societarie di società di cui S. è intestataria.

Paragrafo 2. Analisi critica del caso

La scelta di questo caso, è dovuta principalmente al fatto che ho potuto trovare moltissima documentazione in proposito, cosa assai rara per questo tipo di avvenimenti. Inoltre ciò mi ha permesso di potere fare una disamina abbastanza completa della situazione ante plagio ed intendo riferirmi alla famiglia di origine di S., alla sua situazione personale e al tipo di rapporto di matrimonio con il marito. Dalla lettura del fascicolo presso la Procura della Repubblica, esaminando il racconto fatto da S., si evince la situazione psicologica, nel senso dei vissuti personali di S. nel periodo in cui il plagio è in corso, nel successivo periodo post plagio e le tecniche usate dal plagiatore. Emergono anche i momenti di presa di realtà e critica di S. verso il plagiatore che ne hanno permesso l’uscita dal plagio. La famiglia di origine di S. appare centrata soprattutto su elementi di apparenza e di immagine esteriore. Genitori impositivi: hanno lasciato poca autonomia ad S. senza comunicarle affetto, conferme e riconoscimenti che sono sempre mancati. Per sopravvivere S. ha dovuto adeguarsi, cioè vivere di apparenze ed immagine, anche se probabilmente a periodi c’era l’esplosione dell’emozionale e dell’istintuale per compensare quanto sopra. Dal mio punto di vista, S. ha dovuto comunque dimostrare di essere all’altezza, come se si sentisse in colpa per non avere ricevuto affetto e questo può averla portata ad avere una facciata di donna forte, e ad accollarsi troppe situazioni pesanti, per dimostrare che era degna e che meritava. Non ho sufficienti elementi per definire il matrimonio con il marito, anche se penso sia stato una ricerca ed affermazione di S. e per questo sia stata creata a tutti i costi la famiglia perfetta. Hanno costruito ognuno per motivi propri un rapporto in apparenza bello (Mulino Bianco), saldo, unito, ma mancavano ad entrambi le fondamenta e gli strumenti per farlo progredire concretamente. Non sono stati forniti dalle famiglie di origine che anzi sono state cannibalizzanti ed invadenti ed a poco a poco non ha più retto. Da alcuni riferimenti a situazioni problematiche lavorative e personali, sia della coppia che delle famiglie di origine, desumo che si sia creata una situazione di stress cronico che possa avere portato ad un mancato accudimento da parte di entrambi. Presumo che la nascita della figlia, abbia facilitato un ulteriore disequilibrio nel rapporto di coppia, portando i membri alla mancata comunicazione delle proprie esigenze ed aspettative. Il periodo ante plagio, si presenta quindi per S., un periodo con forte condizione di stress psicologico e conseguente abbassamento delle difese immunitarie. Si era creata una situazione, o meglio S. aveva permesso si creasse una situazione per la quale non aveva il giusto rapporto fra istinti e regole. Ed in questa situazione ha incontrato “casualmente” X durante un volo aereo di ritorno da un viaggio di lavoro all’estero, in cui S. era sola. Penso che X. abbia potuto fare ciò che ha fatto, perché S. era psicologicamente stremata, sfinita, logorata e lui le ha fin dall’inizio fatto credere di essere il maestro che indicava la via della libertà che invece era prigionia, schiavitù e violenza sia psichica che fisica. Inoltre, una volta caduta nel plagio, S. inizialmente ha cercato di fare capire al marito e ad entrambe le famiglie di origine che c’era qualcuno che la voleva, apprezzava, amava e ha vissuto la situazione come rivalsa e rivincita, salvo poi venirne distrutta. Dall’esame della documentazione in possesso, diverse appaiono le tecniche di plagio operate da X. Il contatto iniziale avviene in aereo a causa di un posto scambiato e si instaura una conversazione con cadenza suadente e ritmica di parole e intonazione di voce. Anche le modalità espressive inerenti lo sguardo di X., avevano lo scopo di attirare la disponibilità di S. Quindi fin da subito c’è stata possibilità per il plagiatore di avere diverse ore a disposizione in situazione di intimità, per effettuare le prime e decisive manovre di avvicinamento. X. frequentava la città in cui abita S. da alcuni anni per lavoro ed è possibile che avesse già focalizzato l’attenzione sul patrimonio delle due famiglie congiunte. La relazione avviata tra S. e X., era improntata su una repulsione fisica ma un coinvolgimento mentale fortissimo tant’è che S. ha pensato anche al demonio in quanto sembrava che il signor X. conoscesse sempre in anticipo gusti, emozioni, stati d’animo e pensieri. Il signor X. ha poi iniziato a portare regali a S., quali libri satanici, gioielli di poco valore, indumenti, oggetti esoterici, oroscopi, musica e ha iniziato un bombardamento di lettere. Oltre che a S. anche per la sorella e la figlia di 15 mesi. Sono poi iniziati riti magici operati dal signor X. in presenza di S. quali sotterramento di oggetti e lettura tarocchi. Suppongo che X. abbia usato tecniche emozionali di condizionamento mentale ed avviato S. verso una dipendenza fisico-psicologica attraverso rinforzi magico-esoterici che spesso fanno cadere i poteri di critica obbiettiva. Inoltre i rinforzi di tipo magico-esoterico o comunque i rituali, possono accentuare tutta la dinamica emozionale della persona plagiata e provocare una sindrome da dipendenza che si accentuerà sempre più se il plagiatore riesce a offuscare i problemi di vita quotidiana sostituendoli dal miraggio di altri obbiettivi ben più gratificanti. Spesso chi è oggetto di questa “love bomb” finisce per credere di vivere condizioni più gratificanti di quelle passate. Dal mio punto di vista X. ha fatto leva su minime o grandi fratture tra S. e il coniuge, prospettando la risoluzione immediata dei loro problemi e una condizione futura molto più accettabile della routine quotidiana. Ne è nato da parte di S. un progressivo allontanamento dalla famiglia, seguito da un insofferenza insostenibile, mancato interesse nel lavoro nonché suggestioni di morte del coniuge e pensieri suicidogeni. S. si reca poi qualche giorno in un Santuario e li viene raggiunta da X. che durante quel periodo attua il rito dello scambio delle fedi fatte benedire dal frate e propone con insistenza a S. la fuga insieme, che verrà poi attuata. Quindi ne deduco una progressiva e lenta deresponsabilizzazione che opera X. nei confronti di S. , allontanandola dai valori individuali tradizionali per avviarla verso i valori del “maestro”, ovvero quelli di X. Durante i tre giorni in cui si allontana da casa, S. mantiene il contatto telefonico con la propria famiglia e venuta a conoscenza di alcuni familiari di X., nonché del suo ambiente di lavoro, cominciano a scattare i primi campanelli di allarme. A seguito della denuncia del marito a S. per violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 C.P.), e a X. per circonvenzione di persone incapaci (art. 643 C.P.), S. viene portata da X. presso un avvocato da lui conosciuto e da un semplice appuntamento per un consulto S. si trova a stilare una separazione giudiziale nonché una bozza di vendita di quote sociali di sua proprietà, con chiara manipolazione del pensiero e della volontà. E’ importante notare che dopo la tecnica del bombardamento d’amore, dei rituali, e dell’isolamento dalla famiglia, X. si sta preparando all’obbiettivo di eliminare tutti i legami familiari e depauperare S. dei propri beni materiali. Così facendo S. sarebbe rimasta in suo totale “potere”. Attribuisco a momenti di critica e lucidità la mancata firma di S. alla procura a vendere le sue quote societarie. Viene poi programmato un viaggio all’estero assieme a X. ma all’aeroporto, dopo varie telefonate con i familiari, S. accetta di fare intervenire i Carabinieri per non partire. Viene poi raggiunta dai familiari che la riconducono a casa. A mio avviso è stata fondamentale, oltre ai rari momenti di presa di coscienza di S. la vicinanza dei familiari che hanno mantenuto il contatto con S.. Anche se non si sono resi conto di ciò che stava succedendo, in quanto hanno pensato a forze demoniache, comunque non hanno avuto un atteggiamento di chiusura e di condanna. S. a causa dell’isolamento e del restringimento della socializzazione a cui è stata sottoposta da X., in stato di grave confusione mentale, depressivo – suicidogena, chiede l’aiuto di un terapeuta ed effettua la scelta di iniziare la cura psicoterapica. Durante il periodo “post plagio”, anche avendo constatato con la psicoterapeuta il plagio, S. non riesce ad evitare contatti telefonici ed incontri con X. per diverso tempo ancora. Successivamente segue la psicoterapeuta che partecipa ad un congresso e viene raggiunta da X., che si fa trovare la mattina stessa del suo arrivo sotto il suo albergo e quindi S. decide di presentarlo alla psicoterapeuta. In quell’occasione X. minaccia S. e per la prima volta da quando lo conosce S. ha anche forte paura fisica per la propria incolumità e quella della figlia. Si nota che, quando comincia a declinare la grandiosità della “scelta forzata” che il plagiatore promuove, ovvero quando comincia a perdere potere sulla vittima, subentrano minacce e ricatti che possono deprimere ancora di più la volontà del plagiato e fare scattare sensi di colpa, angosce, vissuti di paura e terrore. Questi sono tutti fenomeni di manipolazione che potrebbero spingere verso una dipendenza ancora più accentuata tipo ostaggio / carceriere. La cura psicoterapica di S. per i primi tre mesi è stato un difficile e complesso percorso di rafforzamento dell’Io e di decondizionamento psicosomatico, che ha permesso dopo un ritmo intenso delle 22 sedute di T.A.A., di uscire totalmente dalla spirale del plagio e di iniziare la ricostruzione.S. inizia poi un percorso di Analisi Immaginativa per capire e risolvere i motivi per i quali è stato possibile quello che è accaduto.Molte volte è questa la fase più delicata, in cui dopo l’uscita dall’emergenza, i familiari si aspettano riconoscenza per avere salvato la vittima e non accettano una loro eventuale responsabilità nell’accaduto.Nel caso di S. sicuramente era più comodo credere al “diavolo” perché avrebbe deresponsabilizzato tutti, S. compresa.Mi sembra ci sia l’aspettativa che avendo tanto aiutato S. nel momento dell’ emergenza, ora S. deve compensare ciò con un atteggiamento di riconoscenza che prevede fare tornare tutto bello ed a posto.Io credo che X. abbia rappresentato per S. un oggetto o fantasia oggetto che compensava il suo disagio, il conflitto tra dovere e piacere, tra regole ed istinto, tra razionale ed emozionale.Inoltre l’uscita dal plagio è stata lenta in quanto ammettere per S. di essere stata trattata come oggetto da X. e non amata come persona, è una ferita narcisistica alla sua autostima ed orgoglio.Riassumendo la vicenda, dal mio punto di vista S. viveva secondo le regole genitoriale e non secondo le sue e questo non le permetteva di sentire un reale legame di appartenenza. Infatti poca era l’autonomia e molte le imposizioni, a volte neanche dichiarate, di una vita preordinata e dorata. Nel matrimonio, S. ha considerato il marito e la figlia l’unico legame indissolubile e l’unica appartenenza, dovuto anche al fatto che le famiglie d’origine di entrambi approvavano questa loro unione. E’ come se fino al plagio S. vivesse sotto le direttive del Super Io, inteso come regole genitoriale.A seguito del procrastinarsi della situazione e di una serie di eventi stressanti, le difese immunitarie a livello psicologico si sono abbassate. L’incontro con X. con S. e il suo tentativo di plagiarla hanno determinato la riduzione dei processi razionali di comprensione della situazione a vantaggio di risposte di tipo istintivo. Probabilmente mentre il marito rappresentava le regole, il razionale e il dovere, X. invece rappresentava l’istinto, la trasgressione ed il piacere. E S. ha vissuto con ribellione e senso di fuga verso la libertà la situazione familiare, che inconsciamente era diventata opprimente, cadendo vittima di una prigionia ben peggiore. In ultimo è stato il conflitto tra regole e istinti, fra razionale e istintuale che ha reso possibile i momenti di presa di coscienza per farsi aiutare ad uscire dalla situazione insostenibile che stava vivendo. Penso che ogni essere umano abbia una parte debole ed una forte; in questo caso S. ha dimostrato la sua parte debole nel plagio e la sua parte forte nella presa di coscienza. X. la sua parte forte nell’attuare il plagio e la sua parte debole nell’irruenza, nell’impetuosità, nel forzare le situazioni, nel non sapere attendere.

CONCLUSIONI

Il plagio è considerato un reato gravissimo perpetrato nei confronti di una persona, fino a causarne la destrutturazione della personalità e la destabilizzazione mentale. Il prodotto di tale pratica si può intendere come una condizione di schiavitù totale, fisica e psichica. Oggi, sull’intero territorio nazionale operano indisturbate ed impunite, persone di varia natura e denominazione che costituiscono un reale pericolo per individui, famiglie e società. La Corte Costituzionale con la sentenza 8 giugno 1981, n. 96, rilevando un contrasto tra l’art. 603 del codice penale e gli articoli 21 e 25 della Costituzione, dichiarò l’illegittimità della norma che configurava il delitto di plagio, ponendo così termine all’esistenza di una disposizione che nel cinquantennio del Codice Rocco non aveva trovato frequenti occasioni di applicazione. Non si vuole in questa sede rimettere in discussione, a tanta distanza di tempo, le decisioni della Corte Costituzionale, che rappresentano ormai un punto fermo e immodificabile nel nostro ordinamento giuridico, ma soltanto chiarire che la cancellazione del reato di plagio, così com’era formulato nell’articolo 603 del codice penale, non può essere intesa come negazione del plagio sul piano fenomenico. Il problema è anzi quanto mai attuale, posto che il plagio e le dinamiche plagiarie costituiscono, oggi più che in passato, una realtà sul piano dei rapporti interpersonali, con concreti rischi nei confronti della libertà individuale ed in particolare nei confronti della salvaguardia dell’identità personale. Il vuoto normativo lasciato dalla sentenza della Corte, da un lato, ha creato nell’opinione pubblica la falsa convinzione che il plagio non esista più, dall’altro ha dato la possibilità ai “manipolatori della mente” di continuare ad usare e rafforzare le loro tecniche in tutta tranquillità, sapendo con assoluta certezza di non correre alcun rischio legale. Ciò spiega il dilagare in Italia di attività pericolose e devastanti per l’individuo, di singoli e/o organizzazioni di potere, anche mascherate da pratiche religiose che continuano a perpetrare in maniera dilagante i meccanismi persuasivi e suggestivi tali da diminuire i poteri di difesa e da condizionare la volontà dei soggetti passivi coinvolti. Tali meccanismi si innescano, infatti, ogni qualvolta ci si trovi in presenza di: a) un rapporto di prevalenza del soggetto attivo su quello passivo, tale che comporti il totale assorbimento del secondo nella sfera dell’influenza del primo in conseguenza di specifiche e reiterate attività di quest’ultimo; b) la separazione del soggetto passivo dal contesto sociale da lui autonomamente scelto; c) la previsione e la volizione dell’evento da parte del soggetto attivo. Uno stato di soggezione, comunque attuato, comunque subito o cercato dal soggetto passivo, comunque strutturato all’interno (nei rapporti tra agente e soggetto passivo), si risolverebbe pur sempre e univocamente in una preclusione e in un impedimento alla prosecuzione o instaurazione di rapporti autonomi tra il soggetto passivo e i terzi. I soggetti “psicologicamente manipolati”, e quindi con una ridotta capacità di fare attenzione alle differenti stimolazioni del proprio ambiente, vengono ridotti in uno stato di sudditanza tale da determinare una modificazione della personalità e la soppressione del pensiero autonomo. Accreditati psichiatri, impegnati da anni sul fronte della ricerca inerente alle conseguenze del plagio, utilizzano addirittura il termine “menticidio” per descrivere la devastante pericolosità degli effetti delle metodiche di persuasione occulta esercitate dal leader sui loro adepti nell’ambito dei gruppi settari distruttivi. Nella più importante letteratura diagnostica mondiale – DSM IV – è inclusa una categoria classificata come “Disturbo associativo atipico 300.15” che menziona espressamente le vittime delle sette; nella definizione degli aspetti patologici del controllo mentale si legge “esempi atipici comprendono stati simili al trance, estraniamento dalla realtà accompagnato da depersonalizzazione come stati di dissociazione prolungata che possono insorgere in individui sottoposti a periodi di prolungata ed intensa persuasione coercitiva”. In sostanza, la ricerca ha inequivocabilmente convalidato la tesi secondo la quale le persone o i gruppi che utilizzano la manipolazione mentale forniscono alle vittime nuove personalità, rimovendo le loro identità originarie. In riferimento alle modificazioni psicologiche e dunque alla salute mentale, alcuni studiosi di tali fenomeni, hanno individuato elementi come: processi di pensiero rigido, fobico, paranoico; espressioni emotive spontanee alternate a stati di preoccupazione artistica, un immagine di sé altamente svalutata, oscillazioni dell’umore, obbedienza cieca al plagiatore, distanziamento da precedenti identificazioni. Gli stessi studiosi hanno rilevato importanti comportamenti psicopatologici relativi all’uscita della vittima dal plagio o in fase di psicoterapia successiva, in particolare sui cosiddetti fenomeni di “slippage” (deficit cognitivo temporaneo con incapacità di trattenere un pensiero, di rispondere a domande e con perdita di distinzione tra il concreto e la metafora) e “floating” (disturbo delle funzioni egoiche del senso della realtà con esperienza soggettiva di depersonalizzazione). Da qualche parte più volte si è tentato di assimilare il plagio alla circonvenzione di incapace. Giova ricordare che il reato di plagio, nella specifica formulazione, presupponeva un totale ed illimitato stato di soggezione, tanto che si qualificava nei diritti contro la persona, ovvero tra i delitti contro la libertà individuale e, in particolare, contro la personalità individuale, al pari della riduzione in schiavitù, della tratta, del commercio, alienazione ed acquisto di schiavi. Mentre la circonvenzione di incapace (di cui all’articolo 643 del codice penale) rientra tra i delitti contro il patrimonio ed in particolare tra i delitti contro il patrimonio mediante frode, al pari della truffa, dell’insolvenza fraudolenta, dell’usura, dell’appropriazione indebita, della ricettazione etc. La necessità di distinguere le due fattispecie scaturisce quanto ai fini e agli effetti, dalle diverse situazioni in cui si realizzano condizioni di soggezione psichica, tenendo conto delle situazioni di danno in concreto che ineriscono alle dinamiche plagiarie. Nel lamentare la violazione dell’articolo 25 della Costituzione, la Corte ripeté più volte che, alla base del principio invocato, stava in primo luogo “.. l’intento di evitare arbitri nell’applicazione di misure limitative di quel bene sommo ed inviolabile costituito dalla libertà personale e che, per effetto di tale principio, onere della legge penale fosse quello di determinare la fattispecie criminosa con connotati precisi in modo che l’interprete, nel ricondurre un’ipotesi concreta alla norma di legge, possa esprimere un giudizio di corrispondenza sorretto da un fondamento controllabile ..” Concorde con quanto allora stabilito dalla Corte Costituzionale, sarebbe opportuno attribuire maggiore valenza alla perizia psichiatrica che, oltre a comportare un primo livello di indagine volto a definire le caratteristiche della personalità della supposta vittima, al fine di dedurne in astratto la sottoposizione a meccanismi plagiari, dovrebbe articolarsi un successivo livello di indagine, volto ad analizzare il rapporto personale tra supposto autore e supposta vittima. Un indagine approfondita si rende, infatti, necessaria per stabilire se si è realizzata o meno una dinamica in virtù della quale la volontà di una persona si è imposta su quella di un’altra, al punto di determinarne le direttive e da costringerla ad agire in contrasto con gli interessi propri e altrui. La prassi psichiatrico – forense documenta che la valutazione del rapporto interpersonale si qualifica come metodologicamente determinante ai fini di un eventuale giudizio. I disegni di legge presentati al Senato e in discussione presso la II Commissione di Giustizia, prevedono, conferendo contenuti più puntuali, norme che contemplino e sanzionino allo stesso tempo il reato di manipolazione psicologica. Il sistema giudiziario italiano non possiede strumenti adeguati per contrastare il fenomeno di persone o organizzazioni che utilizzano meccanismi subliminali di fascinazione e il plagio o altri metodi atti a limitare la libertà di autodeterminazione del singolo e che nella fase del proselitismo e in quella dell’indottrinamento usano sistemi scientifici studiati per aggirare le difese psichiche delle persone irretite, inducendole ad atteggiamenti acritici e di obbedienza cieca. Da quanto emerge, dunque, l’individuo, ma soprattutto i soggetti vittima di influenze assimilabili al plagio non sono tutelati dalla legge e in caso di condizionamento, risulta difficile agire in loro difesa. Ci si potrebbe auspicare l’acquisizione di una più adeguata competenza comunicativa, specifica in questo contesto, da parte degli individui nelle diverse situazioni sociali.



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Laurea in Psicologia presso Università di Bologna, con tesi “Il plagio” Specializzazione in Psicoterapia presso C.I.S.S.P.A.T di Padova, scuola di specializzazione in psicoterapia dinamico breve, con tesi “Dal falso Sé al Vero Sé – Un percorso immaginativo” discussa con dott. Nevio del Longo Attività clinico/psicoterapeutica/psicodiagnostica Attualmente collabora con Medoc Srl di Forlì (società di Medicina del Lavoro) per: - progetti di promozione del benessere psicologico e empowerment ; - valutazioni dello stress lavoro correlato; - diagnosi psicologiche; - risoluzione di problematiche di singoli sia dovuti a cause lavorative che personali. In campo giuridico, effettuo consulenze specialistiche di parte.

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