categoria | Diritti umani, Sociali, Vittimologia

Migranti senza sepoltura..lettera del sindaco di Lampedusa

Inserito il 16 gennaio 2013 da Maria Rosa DOMINICI

LETTERA DEL SINDACO DI LAMPEDUSA

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio 2012, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce. Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente.

Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.

Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umani a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una “vacanza”.

Giusi Nicolini

Caro Sindaco,

dolce,forte  meravigliosa Signora,grazie per le sue parole che restituiscono dignità anche a noi ,recentemente sono stata in Marocco,a Tangeri…ho parlato con persone che ci consideranobuoni fratelli,ho visto da Capo Malabata la Spagna,solo 14 km.di mare separano il Marocco da questa sponda europea…eppure scelgono strade piu’ difficili e pericolose…ci definiscono ancora ..Italiani brava gente…e lei  e i suoi concittadini ne siete l’esempio piu’ concreto e commovente insieme alle Forze che sanno intervenire con tutta la competenza e l’Umanità,grazie ancora

Maria Rosa Dominici



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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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4 Commenti per “Migranti senza sepoltura..lettera del sindaco di Lampedusa”

  1. Nino Cossu scrive:

    Non danno meriti e medaglie…questi cadaveri lividi e senza colore. Siamo noi che ci presentiamo col cuore in mano a dover dare amorevolmente il nostro obolo di dignità verso coloro che da noi vorrebbero arrivare con i polmoni pieni di urla di gioia, per una conquista e non pieni d' acqua che non lava la nostra ignavia e sopratutto non arriva al cuore di una Europa che occupata com'è a spartire solo cattedre e onori…Quei cadaveri meglio ignorarli!…Giusto far di questi almeno ora dei cittadini e inviarli in tutta Italia…dove un fiore sarà disponibile a colorare quelle morti innocenti…

    • Maria Rosa Dominici scrive:

      sono parole come queste,persone cosi,sentimenti profondi come quelli che si manifestano con tali pensieri che fanno si che ancora ..in terre cosi lontane e cosi vicinepermettono di dire a uomini e donne e bambini ..italiani brava gente ..con un sorriso sincero e …gratuito

  2. Maria Teresa Sechi scrive:

    Non c'è spazio per gli emigrati, per chi arriva con la speranza di una vita migliore per se stessi e per le famiglie che rimangono a casa in attesa di ricevere dai loro cari lontani quanto serve per il loro sostentamento… Spesso mi capita di parlare con questi giovani uomini che con tanti sacrifici arrivano dal Senegal o da altri paesi africani, chiedono di lavorare, di guadagnarsi il pane quotidiano onestamente, ma le difficoltà sono tante, in questa Italia che si trascina smembrata dalla cupidigia di pochi, e diventa sempre più difficile anche per loro racimolare qualche euro… Non si può pensare di abbandonarli a se stessi, quelli che riescono ad arrivare senza subire tragedie, come quelle che spesso sentiamo sopratutto a Lampedusa, dovrebbero essere accolti con umanità, come fratelli, ascoltiamo le loro storie e facciamo in modo che ci siano delle politiche europee adeguate, che li supporti e gli restituisca la dignità che meritano come ogni essere umano.

  3. Maria Teresa Sechi scrive:

    Non c'è spazio per gli emigranti, per chi arriva con la speranza di una vita migliore per se stessi e per le famiglie che rimangono a casa in attesa di ricevere dai loro cari lontani quanto serve per il loro sostentamento… Spesso mi capita di parlare con questi giovani uomini che con tanti sacrifici arrivano dal Senegal o da altri paesi africani, chiedono di lavorare, di guadagnarsi il pane quotidiano onestamente, ma le difficoltà sono tante, in questa Italia che si trascina smembrata dalla cupidigia di pochi, e diventa sempre più difficile anche per loro racimolare qualche euro… Non si può pensare di abbandonarli a se stessi, quelli che riescono ad arrivare senza subire tragedie, come quelle che spesso sentiamo sopratutto a Lampedusa, dovrebbero essere accolti con umanità, come fratelli, ascoltiamo le loro storie e facciamo in modo che ci siano delle politiche europee adeguate, che li supporti e gli restituisca la dignità che meritano come ogni essere umano.


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