categoria | Vittimizzazioni Mediatiche, Vittimologia

Altro femminicidio, doppia vittimizzazione per Marilia Rodrigues

Inserito il 04 settembre 2013 da Maria Rosa DOMINICI

Marilia-Rodrigues-SilvaSegnalato da una cara amica di Belo Horizonte,dello stato di Minas Gerais riporto questo articolo che per l’ennesima volta vittimizza ulteriormente una donna assassinata,nell’ormai quotidiano  femminicidio aggravato da una connotazione quasi di discrimine raziale,l’ho trovato su fb,e notevoli commenti di docenti universitarie e plurilaureate giovani colleghe brasiliane  esprimono la loro giusta reprimenda che sottoscrivo condividendo tutto ciò sul nostro sito, Maria Rosa Dominici

Il femminicidio linguistico di Marilia Rodrigues, «la brasiliana»

Gennaro Carotenuto

Marilia Rodrigues , la cittadina brasiliana di 29 anni assassinata in provincia di Brescia, viene uccisa in queste ore una seconda volta, in quanto donna, in quanto bella e in quanto straniera ed extracomunitaria e in quanto proveniente da un paese al quale facciamo corrispondere stereotipi razzisti e sessisti sulla presunta disponibilità della donna. E in un paese, l’Italia, dove l’ex-ministro della difesa Ignazio La Russa definì il Brasile come un paese buono per ballerine ma non per giuristi, siamo di fronte ad una triste conferma sulla nostra incapacità di stare al mondo.

Se fosse stata francese o tedesca o bresciana la povera Marilia non sarebbe stata etichettata come «la tedesca» o «la bresciana». Sarebbe stata «la cittadina tedesca» oppure sarebbe stata «la ragazza francese». Oppure «la donna inglese» , o «la signora svizzera», spesso definendone lo status sociale, in modo più sbrigativo per «donna», più deferente per «signora». Invece basta fare una piccola ricerca per prendere atto che, per la maggior parte dei giornali, Marilia è solo «la brasiliana» (ma poteva anche essere «la siciliana» o «la napoletana») con un senso tra il lascivo e il razzista che si coglie dall’ellissi dell’identità che i media si sentono liberi di fare quando non si sentono liberi di dare per scontato un passato scomodo (o meglio facile) per la vittima.

Dobbiamo rifarci alla stampa brasiliana per sapere qualcosa di più di lei e restituirle un po’ di identità al di fuori degli stereotipi. Veniva da Uberlândia Marilia, città di poco meno di un milione di abitanti nello stato di Minas Gerais. Questo è uno dei grandi stati industriali della potenza brasiliana, una specie di Lombardia, caratteristica che fa fatica a essere associata dalla nostra stampa a quel paese e non ha neanche una grande squadra di calcio da ricordare o un carnevale notevole, ammesso che interessi davvero sapere da dove veniva quella vita spezzata nella provincia lombarda.

Invece Marilia viveva a Milano con la mamma da circa dieci anni. Solo di recente la madre era tornata a Uberlândia. Marilia, che non aveva altri parenti in Italia, aveva continuato a vivere e lavorare a Milano fino a quando aveva cominciato a far la pendolare col paese dove aveva trovato lavoro e avrebbe poi trovato la morte. Non è vero quindi che «la ragazza del trolley» fosse senza fissa dimora (quindi sbandata, quindi disposta a saltare nel letto del primo che le offrisse un pasto caldo). Non faceva né la ballerina, né la «ragazza immagine», né le pulizie nel posto dove è stata uccisa, ammesso e non concesso che tali professioni umilino -per motivi diversi- la dignità della donna. Anzi, in quell’impresa che col Brasile lavorava, Marilia aveva guadagnato un ruolo amministrativo di responsabilità nel quale faceva valere le sue competenze linguistiche in portoghese, la sua conoscenza del paese, i suoi studi specifici e avrebbe col tempo superato la precarietà dei ragazzi della sua generazione con un buon avvenire davanti. In ogni caso il suo, insindacabile, e al quale aveva diritto.

Infatti, nei dieci anni in Italia, aveva studiato turismo e aveva lavorato come hostess per una compagnia aerea. Marilia non era la brasiliana «misteriosa e sfuggente» che magari usava l’avvenenza per campare alle spalle del bravo italiano che avesse «perso la testa per lei» ma era una giovane donna che aveva scelto di vivere, studiare e lavorare tra noi per buona parte della sua vita adulta. Nulla di misterioso né di borderline e, probabilmente, ad avere la pazienza di cercarli, decine di amici possono raccontarla. Per scrivere questi pochi dati non ho fatto alcuno sforzo: ho perso cinque minuti su «O Globo» e un altro paio di noti quotidiani brasiliani che ne hanno ricostruito il passato. In Italia al contrario si trova ben poco per una notizia in prima pagina nella quale, come spesso accade, i media scelgono di appoggiarsi all’accomodamento, allo stereotipo, al razzismo e al sessismo aperto nel liquidare Marilia «la brasiliana» come altro da noi. Presto prenderanno posizioni giustificazioniste per l’assassino, vedrete.

Gennaro Carotenuto

 



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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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8 Commenti per “Altro femminicidio, doppia vittimizzazione per Marilia Rodrigues”

  1. Karinne BRAGA scrive:

    Avere citato La Russa mi fa quase incazzare. In un paese dove le "ballerine" si trovano al parlamento e i pedofili al governo, voglio vedere il "giurista" La Russa avere morale per baiare qualcosa. Prima, come aspirante "giurista" (altro che amante del ballo, con orgoglio!) pensavo che il Brasile doveva utilizzare davvero il principio giuridico della bilateralità in relazione agli italiani (e questo significa tratarre come sei trattato), ma oggi penso che il destino, la vita (implacabile che è) gli tratta già come devono essere trattati, sia all'estero che nella loro casa. E questo mi dispiace per un sacco di italiani che La Russa e altri politici nn rappresentano…

    • Maria Rosa DOMINICI Maria Rosa DOMINICI scrive:

      Grazie per il distinguo,nè questo tipo di politici,nè questo tipo di cronaca rappresenta gli Italiani..esiste la corruzione,esiste l’integralismo,il razismo ,il crimine e il delitto ..ormai ovunque…la società è al massimo livello di decadenza…è per questo che l’innattività o l’impotenza dei giusti deve reagire e portare al risorgere del valore della dignità umana,smettendo il potere onnipotente del cannibalismo dettato dal concetto imperante del profitto ad ogni costo

  2. Paola Giannini scrive:

    Triste, tristissimo… Vergogna, Italia!

    • Maria Rosa DOMINICI Maria Rosa DOMINICI scrive:

      grazie,purtroppo per vari motivi,ormai ogni giorno ci possiamo trovare nella situazione di dire VERGOGNA a tutte le nazioni del mondo…per la guerra,per la fame,per la sanità..spero che l’essere umano inverta le modalità di concepire l’altro da sè e riscopra l’etica del vivere ,delle pace ,dei Diritti AL DI FUORI DI OGNI IDEOLOGIA DEL PROFITTO ED OPPORTUNISMO EGOISTICO

  3. Raquel Mendes scrive:

    È veramente una vergogna. Questo articolo è un´analisi perfetta di una triste realtà.

    • Maria Rosa DOMINICI Maria Rosa DOMINICI scrive:

      E’ proprio cosi,ma purtroppo i media pur di fare sensazionalismo offendono la deontologia della loro professione e la loro stessa dignità,sentivo stamane al tg definire due uomini..” con il viso da bravo ragazzo “un giovane camionista rumeno che col suo intervento aveva salvato la vita ad una bambina,ed un campione culturista trovato morto…le parole scritte o dette che siano hanno un valore e un potere suggestivo enorme….Lombroso faceva questa distinzione…se capissimo dalla faccia il cattivo ragazzo forse non ci sarebbero i tanti crimini e delitti che ammorbano la società..ormai ovunque sia,grazie

  4. Rita Magnoler scrive:

    Brava Karinne BRAGA,è orrendo anche per noi donne italiane sentirla chiamare "la bella brasiliana".Uccisa due volte, infinite volte.

  5. Maria Rosa Dominici scrive:

    Rita Magnoler ..si a ogni donna,di ogni nazione essa sia…percepire con la propria sensibilità il preconcetto sotto parole volutamente e ambiguamente piene di pregiudizio,grazie.


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