categoria | Diritti umani, Vittimologia

Vergogna,Nestlè prosciuga Pakistan,segnalato da Cristiana Bortolotti

Inserito il 23 novembre 2013 da Maria Rosa DOMINICI

Nestle“che vergogna….chi specula sulla miseria merita di rimanere lui stesso senz’acqua a vita”,
cosi scrive la dott.ssa Cristiana Bortolotti,nel segnalare questo ennesimo fatto di strapotenza e violenza nei confronti di popolazioni deboli e già vittimizzate,cosa c’è di piu’ crudele del deprivare dell’acqua,primaria fonte di vita,un popolo?
La Nestlé prosciuga le risorse idriche del Pakistan La multinazionale svizzera dell’acqua è sotto accusa. «Basta lasciare a secco il Pakistan»: l’associazione SumOfUs lancia una petizione contro la Neslté. Massimo Lauria – L’acqua potabile in Pakistan è un bene comune, ma solo per chi se lo può permettere. L’oro blu, infatti, viene imbottigliato e rivenduto a prezzi altissimi, mentre il 44 per cento della popolazione è escluso dall’approvvigionamento idrico. Da decenni i pozzi di estrazione locali sono affidati alle multinazionali dell’acqua – come la Nestlé -, che sottraggono il prezioso liquido ai cittadini. L’associazione internazionale SumOfUs ha lanciato una petizione per fermare lo scempio targato Nestlé, che sta prosciugando le risorse idriche del paese islamico. «Nestlé si sta muovendo in Pakistan e sta succhiando il rifornimento idrico locale, rendendo inabitabili intere aree al fine di vendere l’acqua arricchita di sali minerali ai cittadini più ricchi come status symbol – scrive SumOfUs -, mentre i poveri guardano i pozzi seccarsi e i loro bambini si ammalano». Accuse durissime, respinte però dalla Svizzera – dove ha sede la Nestlé International – e dalla Francia – sede di Nestlé Waters -. Nel mirino anche il governo centrale, incapace di operare politiche efficienti per garantire accesso all’acqua per i pakistani. Dietro il marchio Pure Life – l’acqua in bottiglia che Nestlé vende in tutto il mondo – c’è una storia di sfruttamento e violazione dei diritti umani che dura dal 1998. Quell’anno, infatti, sono cominciate le operazioni di drenaggio dei pozzi della Nestlé in Pakistan. Secondo uno studio del procuratore legale e consulente dei Diritti umani e Sviluppo, Nils Rosemann, nelle aree rurali del paese la «carenza di acqua potabile e sicura» riguarda circa il 90 per cento della popolazione. «Come misura del problema basti pensare che la stima di bambini che muoiono ogni anno in Pakistan, a causa di diarrea sono 200.000», denuncia ancora Rosemann nel suo studio. L’azione della Nestlé, dicono le associazioni per i diritti umani, si concentra in particolare nel villaggio di Bathi Dilwan, dove le vittime sono per lo più anziani e bambini, che si ammalano per i fanghi maleodoranti causati dalle operazioni di estrazione. «In nome del profitto, la Nestlé sta contribuendo al depauperamento delle risorse idriche, inaridendo le locali fonti d’acqua e i pozzi fino a oggi utilizzati per uso domestico e agricolo», scrive ancora Nils Rosemann. E un altro grave effetto dell’operazione Pure Life è che «l’attuale estrazione dell’acqua condotta dalla Nestlé non è sostenibile e utilizza acqua più velocemente di quanto possa essere naturalmente rinnovata», mettendo a grave rischio il diritto all’acqua delle future generazioni». http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91058&typeb=0&La-Nestle-prosciuga-le-risorse-idriche-del-Pakistan La Nestlé prosciuga le risorse idriche del Pakistan

La multinazionale svizzera dell’acqua è sotto accusa. «Basta lasciare a secco il Pakistan»: l’associazione SumOfUs lancia una petizione contro la Neslté.

Massimo Lauria – L’acqua potabile in Pakistan è un bene comune, ma solo per chi se lo può permettere. L’oro blu, infatti, viene imbottigliato e rivenduto a prezzi altissimi, mentre il 44 per cento della popolazione è escluso dall’approvvigionamento idrico. Da decenni i pozzi di estrazione locali sono affidati alle multinazionali dell’acqua – come la Nestlé -, che sottraggono il prezioso liquido ai cittadini. L’associazione internazionale SumOfUs ha lanciato una petizione per fermare lo scempio targato Nestlé, che sta prosciugando le risorse idriche del paese islamico.

«Nestlé si sta muovendo in Pakistan e sta succhiando il rifornimento idrico locale, rendendo inabitabili intere aree al fine di vendere l’acqua arricchita di sali minerali ai cittadini più ricchi come status symbol – scrive SumOfUs -, mentre i poveri guardano i pozzi seccarsi e i loro bambini si ammalano». Accuse durissime, respinte però dalla Svizzera – dove ha sede la Nestlé International – e dalla Francia – sede di Nestlé Waters -. Nel mirino anche il governo centrale, incapace di operare politiche efficienti per garantire accesso all’acqua per i pakistani.

Dietro il marchio Pure Life – l’acqua in bottiglia che Nestlé vende in tutto il mondo – c’è una storia di sfruttamento e violazione dei diritti umani che dura dal 1998. Quell’anno, infatti, sono cominciate le operazioni di drenaggio dei pozzi della Nestlé in Pakistan. Secondo uno studio del procuratore legale e consulente dei Diritti umani e Sviluppo, Nils Rosemann, nelle aree rurali del paese la «carenza di acqua potabile e sicura» riguarda circa il 90 per cento della popolazione.

«Come misura del problema basti pensare che la stima di bambini che muoiono ogni anno in Pakistan, a causa di diarrea sono 200.000», denuncia ancora Rosemann nel suo studio. L’azione della Nestlé, dicono le associazioni per i diritti umani, si concentra in particolare nel villaggio di Bathi Dilwan, dove le vittime sono per lo più anziani e bambini, che si ammalano per i fanghi maleodoranti causati dalle operazioni di estrazione.

«In nome del profitto, la Nestlé sta contribuendo al depauperamento delle risorse idriche, inaridendo le locali fonti d’acqua e i pozzi fino a oggi utilizzati per uso domestico e agricolo», scrive ancora Nils Rosemann. E un altro grave effetto dell’operazione Pure Life è che «l’attuale estrazione dell’acqua condotta dalla Nestlé non è sostenibile e utilizza acqua più velocemente di quanto possa essere naturalmente rinnovata», mettendo a grave rischio il diritto all’acqua delle future generazioni».



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Maria Rosa DOMINICI

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psicologa,psicoterapeuta vittimologa,membro dell'Accademia Teatina delle Scienze,della New York Academy ofSciences,dell'International Ass. of Juvenile and Family Court Magistrates,della Società Italiana di Vittimologia,della W.S.V.,dell'Ass.internazionale di Studi Medico Psico Religiosi.,docente di seminari di sessuologia, criminologia e vittimologia in università Italiane e straniere,esperta per progetti Daphne su tratta di minori e sfruttamento sessuale,creatrice del progetto Psicantropos,autrice di varie pubblicazioni,si occupa di minori e reati ad essi connessi da 40 anni.

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2 Commenti per “Vergogna,Nestlè prosciuga Pakistan,segnalato da Cristiana Bortolotti”

  1. Karinne BRAGA FERREIRA karinne scrive:

    Veramente vergognoso…specialmente se si pensa che le prossime generazioni corrono serio rischio di nn contare c questo bene fondamentale…e ancora più odiosi se si pensa che la risorsa originale, i pozzi, sn paquistanesi!!

  2. Maria Rosa DOMINICI Maria Rosa DOMINICI scrive:

    L’acqua è già la guerra piu’ distruttiva che si stia attuando sotto gli occhi di tutti noi distratti da altre vittimizzazioni che ci sembrano piu’ feroci…ma questa è veramente l’archetipo della morte…


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