categoria | Umana, Vittimologia

L’INVIDIA

Inserito il 29 luglio 2013 da Silvia CROCI

imagesL’invidia, come la vergogna è corrosiva e impedisce qualsiasi forma di affetto. Anche quello verso se stessi, oltre che quello verso gli altri. La definizione di vittima e’ chi subisce un danno o dagli altri o da se stesso. Se non ti ami, ti danneggi e subisci un danno. Chi invidia e’ vittima di se stesso.

Etimologia della parola invidia: vedere contro. L’invidia è un sentimento di rabbia e di sadismo verso qualcuno che possiede qualcosa che desideriamo e di cui gode. E’ una forza distruttiva. L’invidioso è tormentato nel vedere che un altro ha ciò che vuole per sé; si sente a suo agio vedendo gli altri soffrire (vuole danneggiare e rovinare l’altro); tutti gli sforzi di soddisfare una persona invidiosa sono perciò inutili. L’invidioso è insaziabile perché la sua invidia scaturisce dall’interno e trova sempre un oggetto su cui concentrarsi. L’invidioso è anche avido.

AVIDITÀ’ = desiderio imperioso ed insaziabile di prosciugare, di svuotare .. cioè un introietto distruttivo. Connessa con l’introiezione.

GELOSIA = deriva dall’invidia ma coinvolge per lo meno altre due persone perché si riferisce ad un amore che è stato portato via o in pericolo di essere portato via da un rivale. Il geloso teme di perdere ciò che possiede. La gelosia nasce dalla diffidenza e rivalità verso il padre, che è accusato di avere portato via il seno materno e la madre stessa. Se il rapporto del bambino con la madre risulta disturbato troppo presto, entra in gioco prematuramente la rivalità con il padre (complesso di Edipo). Se il rapporto con la madre è ben radicato, la paura di perderla sarà meno forte, la capacità di dividerla maggiore e il bambino può sentire meno odio per i suoi rivali. Quando nasce la gelosia i sentimenti ostili sono diretti non verso la madre, quanto piuttosto verso i rivali.

AMBIZIONE = è un fattore che contribuisce spesso in modo rilevante al sorgere dell’invidia. E’ in relazione con la rivalità e la competizione nella situazione edipica. Un fallimento delle proprie ambizioni è spesso causata dal conflitto tra il bisogno impellente di risarcire l’oggetto (seno o madre) danneggiato dall’invidia distruttiva ed una  uova ricomparsa dell’invidia stessa. L’invidia si presenta a più riprese.

INVIDIA = cerca di portare via all’altro ma anche di danneggiarlo e distruggerlo, proiettando aspetti negativi di sé. Per questo è un sentimento ignobile. Connessa con la proiezione.

L’invidia implica un rapporto con una sola persona. E’ riconducibile all’esperienza primaria del rapporto esclusivo con il seno materno e con la madre. Entra in azione fin dalla nascita ed ha una base costituzionale. Un Io costituzionalmente forte non diventa facilmente preda dell’invidia. Origina da una pulsione aggressiva distruttiva verso la madre, impedisce lo stabilirsi di rapporti validi e rende incerta la distinzione tra buono e cattivo. Non soltanto l’invidia turba la sicurezza e la tranquillità interiore, ma subentra un deterioramento del carattere a causa del rafforzamento degli impulsi distruttivi.

Invidia primaria = il primo oggetto di invidia è il seno perché per il bambino possiede tutto ciò che egli desidera, ha una quantità illimitata di latte e di amore ma che lo tiene per suo godimento. L’invidia insorge quando il bambino non riceve abbastanza nutrimento. Le circostanze esterne giocano un ruolo essenziale nel rapporto con il seno materno; ad esempio in un parto difficile, con complicazioni il rapporto con il seno materno è già sfavorevolmente condizionato. Come condiziona in seguito la capacità della madre di nutrire adeguatamente e di accudire con profonda gioia il bambino, oppure la presenza in lei di angosce e di difficoltà psicologiche connesse con l’alimentazione. Il bambino potrebbe provare fastidio perché il latte gli viene dato troppo rapidamente o troppo lentamente, oppure perché non gli viene offerto quando lo desidera intensamente. Ci sono madri che amano e nutrono se stesse piuttosto che i loro bambini. Un atteggiamento troppo ansioso della madre che offre subito il cibo al bambino non appena piange non gli giova perché egli percepisce l’angoscia della madre ed accresce la sua. Anche quando il latte fluisce il bambino può essere invidioso per non avere lui il seno.

Invidia secondaria = desiderio della bambina di prendere il posto della madre o la posizione femminile del bambino; l’invidia non è più concentrata sul seno ma sulla madre che riceve il pene del padre. L’invidia è considerata una dei sette vizi capitali: danneggia e guasta l’oggetto buono che è fonte di vita: prima il seno e/o in seguito la madre.

L’invidia eccessiva verso il seno impedisce al bambino di provare pienamente sentimenti di gratitudine. Il desiderio e la sensazione di avere danneggiato il seno materno che nutre e la madre che è fonte di vita, menoma la fiducia del bambino di poter stabilire di nuovo, in futuro, rapporti sinceri, di poter essere buono, di poter amare e genera vissuti di colpa.

Il Super-Io invidioso è sentito come capace di disturbare e distruggere tutti i tentativi di riparazione e produce sentimenti di colpa. Essi generano il bisogno di punizione che si ottiene con la svalutazione di Sé che in un circolo vizioso, poi porta ad altra invidia. Il senso di colpa può trasformarsi in persecuzione e in angoscia persecutoria di essere privato delle difese, sentimenti e pensieri. Ciò porta a derubare per non essere derubato. Inoltre la mancanza di godimento primario nella fase dell’oralità, introduce nei desideri genitali degli elementi ossessivi ed è spesso causa di masturbazione ossessiva e di promiscuità.

Per il bambino, il padre è oggetto d’invidia in quanto possiede la madre. Freud parla di invidia del pene e di desiderio di castrazione. Se l’invidia del bambino si sposta sulla madre a causa di un rapporto gravemente disturbato, ciò porterà a difficoltà ell’atteggiamento sessuale verso le donne in genere, con conseguenze quali: indebolimento della potenza sessuale, bisogno coatto di gratificazione genitale, promiscuità ed omosessualità. Sembra che una delle cause del senso di colpa nell’omosessualità, sia l’essersi allontanato con odio dalla madre e averla tradita alleandosi con il padre stesso.

Per la bambina oggetto di invidia, è la madre e desidera sostituirsi a lei; nascono quindi i meccanismi di identificazione. Se il padre diventa un appendice della madre, la bambina desidera portarglielo via; in futuro ogni successo nei suoi rapporti con uomini diventerà una vittoria riportata su un’altra donna. Se non esiste una vera rivale, la rivalità verrà diretta contro la madre dell’uomo, ovvero la suocera. In un normale processo dell’Edipo, l’invidia viene elaborata attraverso la gelosia che la bambina prova verso la madre. La gelosia diventa più accettabile e fa nascere minor senso di colpa dell’invidia primaria che tende a distruggere la madre. Se l’invidia della bambina per il seno materno invece si sposta sul pene del padre, può accadere che si accentuino le tendenze omosessuali, si presenta il desiderio di possedere un pene lei stessa e l’identificazione con il padre.

Una causa particolare di invidia è la relativa mancanza di essa negli altri; la persona invidiata possiede quindi tutto ciò che si apprezza e desidera: un buon carattere e un equilibrio mentale. Mentre l’invidia è fonte di grave infelicità. La libertà dall’invidia infatti costituisce la base delle risorse interiori, dell’adattabilità, della soddisfazione e della tranquillità. La persona invidiosa non è mai soddisfatta e non riesce mai a compensare le perdite e le privazioni della vita fino alla vecchiaia.

Difese contro l’invidia:

– onnipotenza e idealizzazione dell’altro per non aggredirlo e danneggiarlo. I bambini che hanno una grande capacità di amare non sentono il bisogno di idealizzazione quanto quelli che hanno un enorme quantità di impulsi distruttivi e di angosce persecutorie.

– negazione

– scissione

– fuga dalla madre per annullare i sentimenti ostili (invidia e odio), verso il padre e i fratelli su cui si sposta in parte invidia e fallisce la fuga difensiva. E le relazioni successive saranno influenzate da tale ostilità (invidia).

– svalutazione e danneggiamento dell’oggetto che così non può più essere invidiato

– svalutazione di Sè (delle proprie doti) ogni volta che c’è pericolo di rivalità con altro di rilievo; negano l’invidia e si puniscono. Si evita successo e competizione.

– avidità: si percepisce come un possesso esclusivo tutto il buono dell’altro tanto da diventare proprio. Rischio che l’altro diventi un persecutore e una figura nemica.

– stimolare l’invidia negli altri con successo, ricchezza per rovesciare la situazione;

– far diventare invidiose le persone amate per trionfare su di loro (porta a colpa e paura di danneggiarle e di nuovo a invidia).

L’invidia primaria si rivive nel transfert con l’analista che viene svalutato, sia nel caso che dia un interpretazione buona (invidia delle capacità dell’analista) sia nel caso che fornisca un interpretazione errata. Il paziente potrebbe anche sentirsi non degno del beneficio dell’analisi perché si sente in colpa per avere svalutato l’aiuto offerto. L’invidia verso il terapeuta diminuisce quando il paziente è in grado di provare gratitudine, quindi benefici e consolida i risultati raggiunti. Controbilancia gli impulsi distruttivi mobilitando sentimenti di amore per riparare l’oggetto invidiato. Una difesa contro l’invidia per l’analista è l’uso della confusione per non distinguere tra oggetto buono e cattivo. È non volerlo distruggere. La confusione però genera confusione tra senso di colpa e persecuzione, tra le figure dei genitori e tra tendenze orali, anali e genitali. La confusione deriva da tendenza di amore e di odio. Se si riesce a superare la resistenza del paziente ad analizzare odio e invidia verso il seno, si rinsalda l’oggetto buono ed egli acquista fiducia in se stesso. Si presentano oscillazioni tra gratitudine per miglioramenti, ammirazione e successiva invidia; invidia che può essere annullata dall’orgoglio di avere un buon analista. Oppure il paziente vive la colpa perché non accetta aiuto dall’analista (latte buono della madre) e perché priva se stesso di miglioramento. In un analisi quindi bisogna portare il paziente lentamente e gradualmente verso la dolorosa presa di coscienza delle scissioni avvenute nel Sé; ovvero che gli aspetti distruttivi vengano ripetutamente scissi e recuperati fino ad una maggiore integrazione. I nostri tentativi di portare i pazienti all’integrazione possono essere convincenti solamente se siamo in grado di mostrare loro, in ciò che portano sia nel materiale attuale che in quello passato, come e perché operino continuamente una scissione. Questa occasione è spesso fornita da un sogno prima della seduta e se l’interpretazione è accettata dal paziente verrà poi confermata quando nella seduta seguente porterà un  frammento di sogno o altro materiale. Unitamente all’invidia diminuisce l’onnipotenza degli impulsi distruttivi e si libera la capacità di amare e provare gratitudine. Le tecniche basate sulla rassicurazione raramente hanno successo ed in particolare i risultati non sono duraturi. Ognuno sente radicato in sé il bisogno di rassicurazione che risale al primissimo rapporto con la madre. I pazienti quindi non rinunciano mai completamente al grande desiderio di ricevere amore e stima dall’analista, ed essere così rassicurati. Ma l’analista deve analizzare le origini infantili di tali desideri. Le angosce provocate dalle interpretazioni di odio e di invidia verso il seno della madre e/o la madre e il sentimento di persecuzione da parte dell’analista il cui lavoro fa emergere quei sentimenti, sono dolorosissime. Si leniscono man manco che l’invidia e la paura diminuiscono portando ad una maggior fiducia nelle proprie forze riparatrici e quindi ad una maggiore capacità di amare.



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Laurea in Psicologia presso Università di Bologna, con tesi “Il plagio” Specializzazione in Psicoterapia presso C.I.S.S.P.A.T di Padova, scuola di specializzazione in psicoterapia dinamico breve, con tesi “Dal falso Sé al Vero Sé – Un percorso immaginativo” discussa con dott. Nevio del Longo Attività clinico/psicoterapeutica/psicodiagnostica Attualmente collabora con Medoc Srl di Forlì (società di Medicina del Lavoro) per: - progetti di promozione del benessere psicologico e empowerment ; - valutazioni dello stress lavoro correlato; - diagnosi psicologiche; - risoluzione di problematiche di singoli sia dovuti a cause lavorative che personali. In campo giuridico, effettuo consulenze specialistiche di parte.

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7 Commenti per “L’INVIDIA”

  1. Simona Soldi scrive:

    Non ho mai letto tante cazzate tutte insieme in tutta la mia vita! Per esempio, i luminari di psicologia che scrivono qui e ci elargiscono certe perle dovrebbero informarsi sul fatto che l'omosessualità sia maschile che femminile non è più considerata una deviazione sessuale da tanti anni, che è presente e praticata in 1.500 specie animali e che ne è stata dimostrata la natura genetica e quindi naturale. Grazie mille.

  2. ogni opinione ha il diritto di essere letta ,ascoltata espresssa,senza espressioni offensive,grazie

  3. Simona Soldi scrive:

    L'omofobia è un'offesa, e anche grave. Grazie.

  4. Simona Soldilo so che l'omofobia è una offesa grave ed è per questo che la combatto da sempre ,legga meglio ciò che è scritto,la polemica non aiuta,lo scambio e l'informazione corretta si

  5. Simona Soldi scrive:

    Gentile Maria Rosa,

    Mi compiaccio che lei abbua passato la sua vita a combattere l'omofobia e la discriminazione in genere. Il punto è che quello che è scritto qui fa a pugni con quello che ha appena sostenuto.
    Lei sostiene, rifacendosi a teorie filo-freudiane che risalgono all'inizio del '900, che l'omosessualità si acquisisca come conseguenza di un lehame di attaccamento distorto con il seno della madre e con la madre stessa. Mette quindi i gusti sessuali sullo stesso piano del narcisismo patologico e dell'invidia maligna, dimostrando sia ignoranza che noncuranza. Non serve il suo compatimento, della serie "poverini voi omosessuali, vi è toccato diventare così, non bisogna trattarvi male"… serve che si informi meglio e riveda un po' il suo pout-puorrì in salsa psicanalita che mescola cose che non hanno la minima attinenza fra loro. Grazie.


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